domenica 31 luglio 2011

Il sogno

A volte smetti di sognare.

A volte la paura prende il sopravvento e ti annienta, ti fa dimenticare chi sei, da dove vieni, perche' hai intrapreso questo viaggio, chi hai sempre sognato di diventare.
Inizi a convincerti che ormai sia arrivata l'eta' della razionalita', del sacrificio, della vita in cui qualsiasi lavoro vada bene, purche' si faccia qualcosa di serio, che dia stabilita'.
E fanculo se si tratta di un lavoro 9-5 seduto davanti ad una scrivania a fare un lavoro che nulla ha a che vedere con cio' che tu hai sempre sognato.
E fanculo se anche Antonello Venditti in ``Compagno di Scuola`` finisce cantando ``Compagno di scuola, compagno per niente
ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?``
A volte frequenti le ragazze sbagliate. Sono belle, sono ricche, hanno ottimi lavori e inizi a pensare che forse l'amore non esista, e che se fossi davvero intelligente dovresti fartele andare bene, come il lavoro sicuro che non c'entra niente con te.
A volte ti offrono di diventare cio' che tu hai sempre voluto. Ti mettono la possibilita' davanti al naso, e' li' e devi solo dire di si'.
Ma pensi che alla fine quello sia solo un sogno, e che a 27 anni sia meglio guardarsi in faccia e capire di essere mediocri. Prendere l'aereo, tornare a casa e mollare il tuo sogno. Cercare un lavoro di cui non te ne frega niente, e dimenticare che per due anni hai vissuto la vita che hai desiderato.

Poi invece ti ritrovi davanti all'oceano, dove l'amore con questa terra e' iniziato. Guardi l'orizzonte, guardi dentro di te. Capisci che la tua vita senza il sogno non e' niente, che il sogno e' la parte piu' bella di te, quella che ti rende fiero, che ti fa sentire vivo, che ti fa piangere e ti fa ridere, che ti fa sperare in un amore che verra', e che ti da' il coraggio per dire di si' al destino che continua a bussare alla tua porta.

Arriva un momento nella vita in cui bisogna scegliere. Avere coraggio, e correre verso l'ignoto, o non credere nelle proprie possibilita' e seguire i percorsi altrui.

Ho un sogno alla fine di questo sogno. Percorrere il Cammino di Santiago. E' l'unico viaggio che al momento desideri realmente fare. Quello sara' l'unico mio sogno che potra' essere realizzato seguendo un tracciato, una strada battuta da altri.

Sincerely yours,

Saggioman

domenica 8 maggio 2011

Il tramonto a Byron Bay


Byron Bay, quante volte avevo sognato di venire qui. Ora mi trovo al tramonto, di fronte all‘oceano, a godere dell’atmosfera fantastica che qui si respira.
Il sole cala alla mia sinistra, dietro alle colline. Io sono seduto sulla mia borsa da viaggio, tra tre ore parte il mio sleeping bus per Sydney. Le onde son basse, e i surfisti pochi. La spiaggia piano piano si svuota.
I pappagalli si alzano in volo ed emettono un cinguettio continuo tipico delle ore del tramonto sulle citta’ della costa.
Dietro di me una ragazza con dei dreadlock rossi, ed un uomo sulla quarantina tipicamente hippie, giocano con le clave. Qualcuno esattamente in questo momento si e’ acceso una canna.
Alla mia destra un ragazzo sulla trentina, probabilmente di origine europea, tiene un uccellino sul braccio e lo passa ai ragazzi attorno a lui increduli.
Sotto ad un albero tipicamente tropicale, che produce un frutto simile all’ananas, un uomo sulla quarantina, grassoccio, con un cappellino, capelli lunghi e barba, si rotola e gioca con un bambino ed una ragazza aborigeni. Il bambino maschio, deve averre circa tre anni, e’ piccolissimo e scurissimo. Sembra una bambolina, tant’e’ vero che l’uomo lo prende e giocando gli morsica I piedi e lo lancia in aria. La ragazzina che apparentemente e’ la compagna dell’uomo, lo bracia e abbraccia continuamente.
Dietro all’uomo, un secchiello per lasciare delle offerte. Infatti, l’uomo, e’ l’artefice di due sculture di sabbia, un delfino ed un drago dalle cui narici esce del fuoco alimentato con delle torce, a pochi metri dal passaggio pedonale.
Mi sposto sulla scogliera. Una barriera di furgoncini Wicked separa la citta’ dalla celebrazione del rito del tramonto. Al di la’ dei furgoncini I ristoranti si apprestano a servire la cena. Al di qua, un gruppo di giovani si scatena al ritmo di tamburi, saxofoni e chitarre. Tutti ballano, tutti ridono. Chi fuma, chi medita sulle rocce. Gambe fanno capolino dal retro dei furgoni aperti.
Il mondo saluta il giorno che se ne va in una danza esoterica.
La luce lentamente cala, ragazzi sdraiati intenti a baciarsi, e la luna che si illumina sempre un po’ di piu’.Il cinguettio dei pappagalli sale fortissimo, l’orizzonte sull’oceano si fa arancione, domani mi svegliero’ a Sydney, avro' le idee piu' chiare sul da farsi, e a fine serata a Manly vedro‘ il sole calare alla mia destra.

Sincerely yours,

venerdì 29 aprile 2011

verso Byron Bay


Lo sapevo. Sapevo che dopo il piattume delle ultime settimane qualcosa si sarebbe mosso in maniera positiva e repentina.
Del resto lo dicevo a Jessica:``prima o poi qualcosa si muovera'``, solo che lo dicevo da due mesi ormai e la fiducia andava calando.
E invece no, chiamata dalla Dante Alighieri (istituto per l'insegnamento della lingua italiana nel CBD di Sydney), e lavoro ottenuto. Dopo nemmeno 24 ore: risultati IELTS academic (il test di inglese necessario per iniziare una carriera accademica in Australia e altri paesi di lingua inglese), voto 7.5 su 9, un ottimo risultato.
Subito dopo, chiamata dalla Southern Cross University: prendi il primo mezzo e raggiungici. L'universita' si trova vicino a Byron Bay, dodici ore di auto da Sydney o un'ora in aereo.
Problema, i miei genitori hanno il volo per l'Italia martedi' sera. Voglio trascorrere con loro gli ultimi giorni che ci rimangono a disosizione.
Seconda circostanza: Sandrino il Mazzuolatore tra un'ora atterrera' a Sydney, e almeno tre giorni con lui prima di partire li voglio trascorrere.
Il lavoro: prima di martedi' in ogni caso non posso partire perche' ho almeno tre lezioni.
La casa: proprio martedi' cambio casa. Io e Sandrino andremo a vivere in un appartamento sul corso, in condivisione con due ragazzi brasiliani. Di conseguenza devo compiere il trasloco dall'appartamento in cui vivo ora.
Cosi', il giorno designato per la partenza per Byron, e' martedi, ore 10.00 di sera.
Di mattina traslochero' e lascero' alcune dritte al Mazzuolatore. Di pomeriggio salutero' i miei genitori, e sara' davvero tosta!
Poi mi dirigero' in citta' con un grosso backpack e andro' ad insegnare alla Dante. Alle 8.00, finita la lezione, prendero' il mio zaino, e sotto le luci dei grattacieli, mi avviero' verso Central Station dove alle 10.00 partira' il night bus per Byron Bay. 12 ore di night bus.
L'ulima volta che sono stato su un night bus mi trovavo in Cambogia, col giovane Fuma (insostituibile compagno di viaggio) e ci spostavamo dalla costa a Siem Riemp (altre 10 ore circa). L'atmosfera del night bus e' fantastica. Letti al posto di sedili, e giovani esaltati in fervida attesa della prossima meta. All'alba ci si sveglia in un posto sempre assai diverso da quello che si e' lasciato, e probabilmente si stara' con le persone che si sono consociute sul bus stesso. E' buio, non si capisce bene chi ci sta attorno, e se si capisce e si tratta di ragazze carine, beh, a quel punto diventa tutto piu' divertente.
Ma questa volta sara' diverso. Saro' da solo su un night bus e andro' all'universita' a presentare finalmente la mia domanda di dottorato. Verro' presentato a molti insegnanti, e discutero' con i miei tre supervisors. The legal protection of Aboriginal Burial sites in NSW, il mio progetto, tra poco prendera' finalmente forma.
Sul night bus pensero' a tutto cio' che e' stato dietro questo progetto: i libri letti, i discorsi fatti, gli incontri con decine di professori e la mia amata Aboriginal Tent Embassy dove Uncle Dootch mi ha insegnato moltissimo.
Ma ovviamente, i miei genitori a quel punto saranno su un aereo in qualche punto del cielo australe, e ovviamente il mio pensiero sara' rivolto anche loro.
Le cose iniziano a prendere la loro giusta direzione, keep on dreamin' guys!

Sincerely yours,

tocca cambia' soprannone, saggioman non mi piace piu' gran che':)

domenica 6 marzo 2011

Bennelong's Beach? no...Collins Beach!


Ieri pomeriggio mi trovavo a Collins Beach, una delle spiagge piu' belle di Manly.
Un angolo di paradiso incantato: vegetazione tropicale, acqua cristallina e calda, rocce rosse e di varie sfumature, cascate, ostriche e pinguini (i rari e piccoli pinguini in pericolo di estinzione della zona).

Ho deciso di andarci con Christina, la mia amica tedesca interessata anche lei al mondo degli Aborigeni.

Ci sediamo e inizio il mio racconto:
``questo luogo, piu' di duecento anni fa, era un luogo sacro aborigeno. Luogo di cerimonie, luogo di assoluta importanza spirituale e culturale. La bellezza della spiaggia ci fa capire perche' gli Aborigeni lo avessero scelto.
Questo luogo, nel 1790 fu anche teatro di un attacco aborigeno al governatore britannico dell'epoca, Phillips.
Il governatore infatti, venuto per ristabilire relazioni amichevoli con quello che poteva essere riconosciuto come il primo diplomatico aborigeno della storia, Bennelong, fu colpito da una lancia Aborigina che lo feri' gravemnte.
Si trattava di un attacco unicamente volto al ferimento del governatore (gli storici avrebbero poi sancito nei secoli successivi) in quanto attraverso quella lancia la comunita' di Bennelong intendeva solo punire secondo il diritto aborigeno l'intrusione contraria alle loro regole in una terra sacra: Collins beach appunto.
Ci troviamo in una terra sacra, che ha segnata l'inizio della storia delle questioni legali sulla terra in Australia, e nessuno lo sa``.

In Australia, nessuno sa niente della storia degli aborigeni, dei primi australiani come molti qui li chiamano. Non si conoscono gli eroi dei primi contatti (Bennelong appunto e' certamente uno di loro).
Come afferma il mio amico Uncle Dootch, qui e' stato commesso un genocidio, la cultura aborigena e' stata spazzata, cancellata dalla storia.

E allora ieri, non potevo che ripensare ancora una volta allo scorrere del tempo secondo gli aborigeni (non lineare), quando una fiumana di persone ha invaso quella spiaggia sacra riempiendola di materassini e reti da beach volley. Proprio la' dove Governor Phillip molto probabilmente venne ferito dalla lancia, e la' dove Bennelong stava in piedi fiero di fronte al suo avversaro ferito.
L'acqua ad un certo punto si e' riempita di turisti e dei loro materassini, uno dei quali non era altro che una donna gonfiabile. L'apoteosi si e' realizzata quando con un piccolo motoscafo un big jim australiano ha fatto il suo ingresso: cappellino, capelli lunghi biondi e fisico da surfista. L'ancora a riva, e tutti da lui per comprare gelati e cappuccini: l'ultima evoluzione dei vu cumpra' delle spiagge italiane.
L'ancora affonda nel fondale marino, proprio dove 221 anni fa, l'ancora dell'imbarcazione del governatore Phillip affondava a sua volta.
A scendere all'epoca era un governatore, a cui andarono incontro aborigeni armati senza sapere che piu' di due secoli dopo, un pronipote di Phillip avrebbe potuto vendere gelati e cappuccini ad uono stuolo di turisti ignavi su quella che era terra di cerimonie e spiriti.

Questa una volta era la spiaggia di Bennelong.

Sincerely yours,

Saggioman

mercoledì 2 marzo 2011

Father and Son...all'Ambasciata Aborigena



Il tempo per gli Aborigeni non e' lineare, ci penso da giorni.

Ricordo quanto mi pesasse da ragazzino, fino a qualche anno fa a dire il vero, andare a lavorare con mio padre in cantiere. Pensavo fosse una cosa terribilmente faticosa e noiosa.
In questi mesi in cui ho avuto l'opportunita' di visitare l'Aboriginal Tent Embassy, ho capito finalmente quanto importante fosse l'aver condiviso con mio padre tutti quei lunghi momenti.
Moltissime cose accadute al Sandon Point infatti avevano un aggancio con qualche episodio del passato che mio padre mi aveva raccontato.
Su tutti, il rapporto con la natura rappresentato da una solida conoscenza delle piante commestibili, ornamentali, medicali o utilizzabili per estrarne sapone o profumi.
Uncle Dootch me ne ha sempre parlato, e io gli rispondevo che mio padre, durante la sua infanzia in Sicilia, conosceva perfettamente l'importanza e l'utilita' delle piante e dell'ambiente.
Sicilia e Aborigeni a confronto...incredibile no?
Camminare scalzi per chilometri, lavarsi nei corsi d'acqua naturali, vivere in baracche o in stalle; tutte cose fatte anche da mio padre nella sua infanzia.
Nei mesi precedenti le lunghe chiacchierate con Uncle Dootch hanno prestato il fianco a molte riflessioni introspettive, tra cui una e' senza dubbio: il mio interesse e la mia forte propensione alla comprensione della cultura Aborigena probabilmente hanno le loro radici nei racconti di mio padre, molti dei quali ebbero luogo proprio in cantiere.
Molti sono stati i flash-back aventi ad oggetto l'esperienza del lavoro con mio padre, soprattutto quando mesi fa ho aiutato Uncle Dootch e Dan a costruire la sand dome, il museo di sabbia e cemento.
Lavorare scalzo, fare l'intonaco con una betoniera senza motore, usare l'acqua del torrente e la sabbia della spiaggia mi portavano incessantemente con la mente ai racconti dell'infanzia di mio padre.
Cosi' lunedi', verso mezzogiorno, io e mio padre decidiamo di partire alla volta della Tent Embassy.
Arrivati in prossimita' dell'Ambasciata, mi dimostra immediatamente che il mio lungo accostare la sua cultura ai discorsi fatti da Uncle Dootch era fondato.
Ha subito riconosciuto piante e verdure locali, parenti di quelle selvatiche che nascono spontaneamente in Sicilia. Improvvisamente ne ha strappata una e se l'e' mangiata; ``e' commestibile, questa la mangiavo sempre da ragazzino``.
La macchia fatta di boscaglia si dirada, inizia il prato e a pochi metri da noi si apre la fantastica spiaggia di fronte alla quale si trova l'Ambasciata. Le bandiere aborigene sventolano fiere, mentre la loro fierezza contrasta con l'assoluta poverta' e sporcizia delle baracche che compongono l'Ambasciata (tutto infatti e' costituito da materiali riciclati, recuperati da discariche).
Troviamo sette persone attorno a un fuoco. Oggi non ci sono ne' Uncle Dootch ne' Patrick. In compenso ci sono i miei amici Mary e Dan.
Gli altri ospiti sono viaggiatori spinti dal desiderio di fare volontariato e il nipote di Uncle Dootch scampato per miracolo al ciclone in Queensland.
La situazione sarebbe tale da mettere qualsiasi genitore a disagio. Ma non mio padre. Non un giudizio, non una critica, non una risatina sulla sporcizia del posto o delle persone. Non una battuta sul look di Dan: capelli lunghissimi, barba con dreadlock, un bastoncino infilato orizzontalmente sotto al naso e abiti da figlio dei fiori.
Per prima cosa, ho deciso di portarlo a visitare il museo fatto di sacchi di sabbia e cemento. Vi abbiamo trascorso molto tempo, perche', come immaginavo mentre nei mesi scorsi vi lavoravo, le semplici e antiquate tecniche di realizzazione lo hanno assolutamente incuriosito.
Dopodiche' siamo tornati attorno al fuoco e abbiamo bevuto un ''buon'' caffe' scaldato sul fuoco offertoci dalla gentilissima Mary.
Un po' goffamente mio padre incomincia a parlare con Dan, Mary e Thomas (il nipote di Uncle Dootch), e ovviamente il mio intervento da interprete si e' reso necessario. Ho avuto la conferma del fatto che mio padre e' davvero una persona curiosissima, senza grossi pregiudizi ed aperta al prossimo. Ha capito l'essenza dell'esperienza, ha trasmesso rispetto ai ragazzi presenti alla Embassy, ha colto quello che doveva cogliere. Ha saputo creare un'affinita' spirituale con quelle persone senza condividerne la lingua che era assolutamente commovente.
Sicuramente l'accostamento piu' bello e' stato quello tra gli animali totemici aborigeni e la cultura folkloristica siciliana/italiana. Ha saputo cogliere immediatamente l'importanza del legame simbiotico con la natura e i suoi riflessi nella vita quotidiana e nella filosofia aborigena.
Ho capito che molto di quello che oggi mi rende una persona curiosa e rispettosa delle differenze culturali, proviene da mio padre, una persona non estremamente dotta, ma sicuramente dotata di una grande empatia e sete di sapere.
E' stata una giornata incredibile, di quelle da ricordare, di quelle che hanno fatto da ponte tra il mio passato ed il mio futuro.

Il tempo per gli Aborigeni non e' lineare e gli episodi sono interconnettibili.
Mi piace pensare che nello stesso tempo in cui ci trovavamo assieme nel piccolo museo aborigeno e spiegavo a mio padre come avevo lavorato alla sua realizzazione, scalzo, senza elettricita' e senza acqua corrente, in un altro tempo, qualcosa stava accadendo. Mi piace pensare che contemporaneamente ci trovavamo in cantiere in Italia e mentre io gli passavo i mattoni, lui mi raccontava della sua infanzia, di quando andava a scuola scalzo, o andava a prendere l'acqua al pozzo, del rapporto con la natura e delle tradizioni piu' antiche. In quel momento non capivo che i mattoni che gli passavo, erano i mattoni che avrebbero costruito le fondamenta della mia cultura e della mia personalita'.

Sincerely yours,

Saggioman

lunedì 21 febbraio 2011

il grande walkabout della vita


Gli Aborigeni partono per i loro walkabouts e percorrono le loro song-lines attraversando i luohi sacri per comprendere chi sono e da dove vengono. Cio' in molte comunita' segna il passaggio alla maggiore eta', o, a coloro i quali sono gia' stati iniziati, permette di raggiungere chiarezza interiore.

In questi giorni mi domando spessissimo: che ne e' stato del vecchio me in tutto questo turbine di esperienze ed emozioni?

Sono dentro un mondo a parte, fatto di sole, mare, delfini, canguri...case talmente grandi da ospitare piste di atterraggio per deltaplani, notti in tenda alla Tent Embassy, walkabout con il mio amico aborigeno, bagni nelle cascate, compleanni in infradito e ghirlanda di fiorni in spiaggia, bagni al tramonto, beach volley all'alba.
Ho deciso che tentero' il dottorato a Byron Bay, la citta' hippy d'Australia, dove tutto avra' un altro sapore e le avventure saranno totalmente diverse.
Nel frattempo ho iniziato ad insegnare italiano. Lo studente piu' in gamba e' il ragazzo del martedi' sera, con il quale finisco sempre la lezione con una frase d'amore che lui recita immediatamente al telefeono alla ragazza (di origine italiana).
Tre giorni alla settimana seguo un corso di business che durera' fino alla probabile data di inizio del dottorato. Mi sento come alle superiori, a volte le lezioni si fanno incredibilmente noiose, ma poi, tanto attesa, e' la pausa pranzo in spiaggia con tanto di bagno in mare a salvarci.
A volte pero' le conversazioni si fanno interessantissime. Infatti la multietnicita' della classe permette di confrontarci sui temi piu' disparati.
Studio moltissimi libri di cultura aborigena e di storia australiana. Continuo a frequentare la Tent Embassy e sto aiutando un'associazione aborigena nella progettazione e sviluppo di attivita' turistico-culturali.

In tutto questo, ormai dieci giorni fa, i miei genitori e due amici ci hanno raggiunto.
L'immagine emblematica di questi loro primi giorni qui e' quella di mia madre mentre cammina al tramonto a Shelly Beach con una birra in mano e cappellino in testa verso me, mia sorella e i nostri amici. Un barbeque al tramonto come moltissimi altri in questa lunga estate australiana, ma quell'immagine per un attimo mi ha fatto brillare qualcosa, un'emozione che ormai avevo dimenticato.
Otto mesi lontano dai miei genitori. Ho visitato l'Asia e ho vissuto in casa da solo in Australia. Mi domandavo da un po' in cosa fossi cambiato. Ma questa creatura che cresce e che cambia con te e in te, e' difficile da interpretare senza l'opinione di chi non ti vede da parecchio.
L'arrivo dei miei, e la loro reazioni ai miei comportamenti mi hanno chiarito le idee.
Ho perso molte inibizioni che avevo prima, sono piu' libero mentalmente, scherzo e rido di piu'.
Mia madre dice che sono ``strano``, con preoccupazione, a mio parere perche' il figlio che conosceva era il tranquillo ragazzo posato, fidanzato da anni, prevedibile e misurato negli atteggiamenti.
La verita' e' che ora come ora non saprei piu' come tornare indietro: come vivere in casa con i miei, come avere una fidanzata fissa con la mentalita' che avevo prima, come stare seduto sul divano a guardare la televisione, come prendere la macchina per uscire la sera, come stare fermo in un posto senza differenze culturali, come sentire sempre la gente lamentarsi, aspettare il weekend per fare qualcosa di divertente, non conoscere mai gente nuova...
Tutto il mio vivere quotidiano e' cambiato, e il riflesso in me sta nell'esasperazione dell'indipendenza e nella leggerezza delle decisioni.
Ancora non capisco bene la situazione in cui mi sono cacciato, la lontanza dalla famiglia e dagli amici, i soldi spesi nei viaggi, gli anni che nel frattempo trascorrono...pero' e' il mio walkabout nella grande song-line chiamata vita, e sicuramente un domani potro' dire di avere vissuto in un periodo a cavallo tra sogno e realta' in cui ogni giorno qualsiasi cosa poteva accadere.

Sincerely yours,

Saggioman

lunedì 29 novembre 2010

schiavi moderni


Thirroul, domenica 28 novembre.
Dootch non c'e', e' al compleanno di sua zia a Botany Bay, un'importante area aborigena vicino a Sydney.
Siamo solo io e Patrick, un hippy (si direbbe) di origine giapponese che vive alla Tent Embassy con Dootch.
Stiamo nella baracca, fuori piove, e mentre lui cerca un ritmo con un bongo improvvisato io cerco di guardare un film.
Dopo qualche ora Dootch ancora non e' arrivato, cosi' sotto una lieve pioggia, ci avviamo verso il centro di Thirroul col suo pick-up per bere un caffe'.
Sulla strada passiamo davanti al sito sacro sul quale la Stockland (una ditta di costruzioni) sta edificando palazzine residenziali di lusso.
Da qui nasce il pretesto per una discussione che durera' ore.
``Patrick, come siamo arrivati a questo punto? Come e' possibile che ormai tutto e' valutato sotto profili economici, e che non si riesca a tutelare questo luogo sacro?``
``E' tutta colpa di Macchiavelli mio caro``, replica il mio amico.
``Il fine giustifica i mezzi, e la politica e' ormai corrotta fino al midollo. E' tutta colpa di quell` Italian guy, un genio sicuramente, ma allo stesso tempo l'artefice dei valori su cui si basa la politica attuale.
I politici promettono cose impossibili, l'importante e' illudere e farsi votare, ottenere e mantere il potere.
Hanno fatto credere a tutti che la ricchezza fosse a portata di mano, ma oggi e' evidente che dall'illusione siamo passati alla delusione``.
Arriviamo in centro, posteggiamo e ci dirigiamo verso una caffetteria.
Ci sediamo all'esterno del bar, dove patrick puo' rollarsi e fumarsi tranquillamente le sue sigarette.
Quest'uomo di ormai quarant'anni, vestito con abiti giapponesi, che vive in una baracca dove non c'e' acqua corrente, sembra lontano anni luce da quella che fino ad ora e' stata la mia vita.
Eppure emergono aspetti di un passato, che lo avvicinano molto a me.
Patrick infatti ha lavorato quindici anni in finanza, in diverse banche a Londra e New York, salvo poi accorgersi di essere solo una pedina dello scacchiere del consumismo e riconoscere l'inutilita' delle sue giornate, tutte identiche, spese a maneggiare ``pezzi di carta colorati a cui la societa' ha deciso di dare un valore immenso, superiore a quello della sacralita' delle persone``.
``Potevo continuare con quella vita, fare soldi, per poi morire senza aver davvero vissuto. Tutto questo per accomulare denaro, pezzi di carta, al prezzo di dimenticare chi davvero ero, i miei sogni, la mia natura``.
``Ma come siamo arrivati fino a questo punto?``. Domando io, rendendomi conto che accanto a noi la gente, come se fossimo alieni, non ci toglieva gli occhi di dosso.
``Questa societa' ha deciso che tutto ha un valore economico, e tutto (e qui torniamo a Macchiavelli) puo' essere subordinato al fine: accomulare ricchezza.
Se questa societa' ha commercializzato Dio...non possiamo stupirci del fatto che le singole vite umane vengano messe in secondo piano da parte dei potenti.
Pensa alle popolazioni piu' povere del mondo: perche' non vengono aiutate in maniera efficacie e definitiva?
Pensa ai lavoratori delle Nazioni piu' ricche, non sono nient'altro che schiavi moderni costretti a lavorare quaranta ore a settimana per rincorrere la speranza di diventare ricchi, o per paura di perdere cio' che gia' hanno. Dimenticandosi chi sono e il vero significato della vita, affanndandosi a pagare mutui e prestiti, contenti per le due ore d'aria quotidiane, e il sabato e la domenica di riposo.
Il riposo del consumatore, costretti a comprarsi barlumi di felicita' spendendo gran parte dei soldi che guadagnano in schiavitu'. Non c'e' piu' spazio per la fantasia, per la creativita'.
La paura di perdere qualcosa che gia' abbiamo...
Tutto ha un prezzo, le nostre paure hanno un prezzo, e allora ecco le nostre vite piene di paure.
La paura di morire viene monetizzata attraverso le assicurazioni, attraverso la medicina, attraverso i farmaci.
La paura di perdere un lavoro viene monetizzata attraverso l'accettazione delle condizioni di lavoro attuali.
La paura della solitudine, attraverso la televisione, attraverso costose uscite inutili con persone che nemmeno ci piacciono, al fine di assomigliare ai personaggi che vediamo in televisione.
E mille altre paure, che trovano motore propulsivo proprio in quella religione, elemento portante dei valori che permettono a questa societa' di mantenersi intatta e di rendere piu' ricchi i governanti, e piu' alienati i governati.
La gente attorno ci guarda con maggiore sospetto, Patrick, accortosi della situazione, si altera visibilmente e sbatte la tazza di caffe' americano sul tavolo. Ce ne andiamo.
Tutto questo mi ha ricordato quando a Phnom Pen parlai con un giovane avvocato della situazione politica cambogiana: tono della voce molto basso, occhiate sospettose da parte dei proprietari del bar, e, da parte del mio interlocutore occhiate preoccupate attorno, che poi lo spinsero ad abbandonare il locale per andare in un posto sicuro.
Cio' mi ha fatto riflettere sul concetto di ``accomodation`` di un individuo rispetto alla societa': parlare fuori dalle righe, dire cose diverse, trattare di argomenti scottanti, ovunque ci si trovi, in Italia, in Cambogia o in Australia e' sempre un'operazione rischiosa e sgradita, per quanto le nostre televisioni ci facciano credere quotidianamente di vivere in un mondo democratico e moderno.
Abbiamo sconfitto tanti tabu', ma ancora non quello di dire liberamente quello che crediamo, forse perche', come dice il mio amico Patrick, siamo veramente schiavi moderni.

domenica 7 novembre 2010

only the ocean


Sei concentrato,
tre passi dietro la linea di battuta, guardi lo schieramento avversario per decidere dove servire...quando senti tutta la spiaggia rumoreggiare: hooooo!!!
Centinaia di persone rivolte verso l'oceano. A poche decine di metri da te due balene giocano, emergono dal pelo dell'acqua e incantano tutti i presenti.
hooooo!
Ti fermi, estasiato, e cammini lentamente verso la riva.
Maestose, magiche, le balene giocano e ti fanno capire ancora una volta quanto sei fortunato a vivere in un posto fantastico!
Le ammiri con occhi di bambino. Ogni tanto una pinna bianca taglia l'acqua, ogni tanto uno spruzzo, ogni tanto vedi addirittura tutto il dorso di questo incredibile mammifero!

Only the ocean.

Sei sul treno diretto a Wollongong,
attraversi la foresta pluviale, una macchia verde incontaminata a perdita d'occhio.
Il convoglio sfreccia, e dagli alberi prendono il volo stupendi pappagalli dai mille colori.
Quando finalmente la foreste cede il passo alla scogliera, sotto di te niente, se non l'immenso oceano. Sei sul treno, eppure ti sembra di volare.
Un brivido, soffri un po' di vertigini, ma lo spettacolo e' talmente bello che non ti preoccupi piu' di tanto, perche' sai che stai vivendo in un sogno.
Arrivi a Thirroul e cammini in riva al mare, non ti sembra vero che questa spiaggia possa esistere, che questo verde sia davvero li' dietro all'oceano e tu lo stia attraversando.
L'acqua salmastra si alza, il sole soffia una luce fioca, e sei proprio dentro una cartolina.

Only the ocean.

Sei a Freshwater,
cammini verso gli scogli con un tuo amico. Davanti a te una ragazza seduta nella posizione del loto, medita, e dietro di lei l'oceano.
Ci spostiamo, siamo a pochi metri dalle onde che con grande forza si stagliano sulla rossa scogliera.
Ogni tanto qualche spruzzo d'acqua ti raggiunge, e il vento fresco del tramonto fa il resto.
All'improvviso si avvicina un ragazzo, punta il dito verso l'orizzonte e indica le balene che ancora una volta ci regalano uno spettacolo unico.
Qualche granchietto zampettia attorno, e iniziate a chiacchierare.
Storie di autostop per l'Europa, storie di fortune fatte dall'altra parte del mondo.
Si entra presto in confidenza. Siete sereni, seduti sugli scogli, a fumare una sigaretta e a godere la brezza marina.
Poi raggiungete la cima della scogliera, il ragazzo offre un contatto di lavoro al tuo amico, e un giro in Rolls-Royce a te.
Credeteci o meno, e' quello che succede quando l'oceano e' li', con te.

Only the ocean.

Sincerely yours,

Saggioman

domenica 31 ottobre 2010

la jacaranda e' in fiore


Sto per prendere il treno per Thirroul (Sandon Point), da una parte l'Opera House, dall'Altra l'Harbour Bridge, ma i miei occhi sono attirati magneticamente dalla jacaranda in fiore che colora di viola i viali della citta'.
Il protocollo prevede che ogni volta che si vada a trovare una comunita' aborigena si porti loro da mangiare. Questa volta ho preparato degli arancini siciliani, circa due kili, e il mio zaino e' pienissimo.
Mi presento alla Tent Embassy consapevole che ci sara' del lavoro da fare, lavoro manuale.
Uno dei progetti e' la costruzione di un piccolo museo, e oggi il mio compito e' quello di rivestire le pareti di quella struttura con un impasto colorato di diverse sfumature di giallo e rosso.
Io e Dootch ci mettiamo al lavoro. Lui non sembra in vena di scherzi, probabilmente ha troppi pensieri legati alle prossime battaglie legali (giovedi' ci sara' una nuova sentenza legata all'edificazione di altre terre aborigene).
Poche parole dunque, e cerco in tutti modi di dimostrare il mio rispetto assecondandolo nella sua voglia di riflessione, e cercando di fissare questo particolare intonaco biodegradabile con le sole mani, nel miglior modo possibile.
Dopo circa un'ora, Patrick, uno degli hippies che stanno al Sandon Point, entra nell'hut e riferisce a Dootch che e' venuta a trovarlo una ragazza e che, con il suo benestare, vorrebbe parlargli.
Cosi', dopo qualche minuto, Christina arriva e inizia una fantastica conversazione. Le sue domande sono intelligenti e permettono a Dootch di approfondire argomenti che avevamo trattato solo in superficie.
Rimango estasiato dalla personalita' di questa ragazza tedesca. E' venuta da sola in bicicletta con lo scopo di conoscere Dootch, e vi assicuro che non e' per niente facile guadagnarsi la parola degli Aborigeni.
Subito dopo la conversazione, quando Dootch cala di nuovo nel suo silenzio profondo, Christina non si perde d'animo e chiede, con mia grandissima sorpresa, se puo' mettersi i guanti e darci una mano.
Cosi', pochi secondi dopo ci troviamo assieme ad impastare la sabbia e ad intonacare.
Dootch ci lascia soli, e inizia una bellissima discussione sulle nostre vite, sui sogni, su cosa ci ha portato cosi' lontano dall'Europa. Scopriamo che tutti e due eravamo stati colti dal mal d'Australia, e anche lei, come me, non faceva altro che sognare ad occhi aperti di tornare qua, nel continente dalla terra rosso fuoco.
E poi, la stessa passione per il mondo aborigeno, le stesse idee sull'impegno da profondere per la loro causa. Mi si illuminano gli occhi, le si illuminano gli occhi...
Poi rientra Dootch, e devo cercare di non cadere nell'errore di dimenticarmi dello scopo per cui ero andato li', aiutare questa comunita' con il cuore.
Rifletto sulla situazione: sono a piedi nudi, sporco di tinture rosse e gialle, ad intonacare un hut con una ragazza fantastica...non avrei mai creduto che il destino mi avrebbe regalato questa stranissima esperienza.
Ci prendiamo una pausa, usciamo e di fronte a noi si staglia una spiaggia immensa. I cani di Dootch ci raggiungono, giocano un po' con noi, e poi corrono al torrente.
E' tempo per gli arancini e un the'.
Torniamo al nostro lavoro. Di tanto in tanto le nostre mani si sfiorano nel prendere l'impasto per l'intonaco, e poi qualche sorriso.
Verso le cinque, quasi interamente rossi e gialli, il nostro lavoro e' terminato.
Non esiste acqua corrente alla Tent Embassy, cosi' io e Christina ci buttiamo al torrente e insieme facciamo ``il bagno`` in un clima surreale.
Saluto e ringrazio Dootch e gli altri amici.
Prendo la via che mi portera' alla stazione del treno e attraverso il bush con questa meravigliosa persona appena conosciuta.
L'aria e' ricca di salsedine, e il sole basso crea un'atomosfera magica.
Con questa cornice ci salutiamo in un abbraccio dandoci appuntamento dopo qualche giorno.
Riprendo la mia strada, percorro un ponte, il fiume sottostante e' l'ultima fortissima emozione della giornata.
Torno in citta' con mille pensieri, Dootch non ha parlato molto oggi, e la mia missione sembra essere piu' difficile del previsto.
Pero' questo e' il mio mondo, anche oggi ho vissuto una giornata memorabile e la jacaranda e' in fiore.


Sincerely yours,

Saggioman

martedì 19 ottobre 2010

Sandon Point


La bandiera Aborigena sventola alta.
Io e Ale entriamo al Sandon Point diretti alla Tent Embassy, la capanna/baracca di Dootch, personaggio simbolo della protesta Aborigena di Wollongong (due ore a sud di Sydney).
Sulla strada scorgiamo delle ruspe parcheggiate, pochi giorni fa alcuni ettari di foresta sono stati rasi al suolo per costruire degli appartamenti residenziali proprio sopra un luogo sacro Aborigeno.
Raggiungiamo la spiaggia, la Tent Embassy si trova a 50 metri dal mare, subito dopo una laguna.
Portiamo da mangiare per Dootch e per gli altri ospiti che occasionalmente vanno a trovarlo.
Dootch esce sorridente dalla baracca e ci accoglie festoso.
E' un uomo fenomenale, ha un'energia che poche persone possono eguagliare a questo mondo.
Accendiamo il fuoco e ci sediamo a mangiare tutti assieme, Io, Ale, lui e un uomo del Victoria che da giorni percorre a piedi la costa diretto verso il Queensland.
Dootch mi racconta della sua terra, della sua famiglia, della teoria della creazione.
Mi sento colpevole di appartenere ad una cultura (quella occidentale) che ha discriminato e che continua a discriminare le popolazioni indigene di questo mondo.
Pochi giorni fa il tribunale di Sydney ha rigettato l'istanza promossa da Dootch affinche' la realizzazione dell'area abitativa residenziale venisse bloccata.
``Non hanno riconosciuto il valore giuridico delle nostre testimonianze, non hanno dato valore legale alla nostra conoscenza e alla nostra tradizione`` afferma tenendo in mano il premio di cui e' stato insignito qualche giorno fa come riconoscimento per il suo sforzo politico e culturale.
``La cultura occidentale ha sviluppato nei secoli una conoscenza tecnologica, mentre noi Aborigeni abbiamo imparato a vivere a contatto con la natura, conoscerne i legami piu' profondi e a rispettarla. Noi riconosciamo e rispettiamo la loro cultura. Loro non fanno altrettanto con la nostra e ci umiliano con leggi create ad arte per continuare a discriminarci in maniera subdola``.

``Noi non abbiamo perso la dimensione umana``. Poi, sempre davanti al fuoco, ci racconta di come pochi giorni fa sia riuscito a salvare un uomo che, lasciato dalla moglie, stava per suicidarsi: ``gli ho parlato, l'ho ascoltato, gli ho fatto sentire il calore umano, quello che ormai in molti la` fuori hanno perso. L'ho sopitato qui alla Tent Embassy per qualce giorno, abbiamo vissuto con semplicita'. Basta poco per sentirci bene, e' sufficiente mantenere la nostra umanita'``.
Sono estasiato dalla luce che promana dagli occhi di quest'uomo formidabile.
Mi mostra un suo dipinto rappresentante la teoria della creazione e poi ci dirigiamo verso una costruzione totalmente ecosostenibile progettata dalla NASA e realizzata proprio li' da un suo amico per la modica cifra di 1500$.
Mi prendo qualche minuto per stare da solo, guardo le onde dell'oceano, la foresta, la laguna, i cani, la bandiera aborigena e capisco quello che mi aveva detto qualche ora prima Ale: il mondo Aborigeno e' davvero magico, porta con se' un mistero e allo stesso tempo una semplicita' che sembrano cosi' naturali nell'uomo!
Mi invita a passare alla Tent Embassy qualche week end, sara' un'altra esperienza magnifica.
Tra tre settimane al Sandon Point si terra' una cerimonia con altri clan Aborigeni, io e Ale siamo stati invitati. Si accendera' il fuoco sacro e si dormira' in tenda sulla spiaggia, mentre gli Yorta Yorta si esibiranno in alcuni canti e balli tradizonali.
E' un mondo assolutamente affascinante, totalmente da scoprire e imparare a conoscere, per conoscere una nuova cultura, per conoscere l'uomo, per conoscere me stesso.

``When I had nothing more to lose, I was given everything. When I ceased to be who I am, I found myself``. Coelho, The Zahir

Sincerely yours,

Saggioman

lunedì 6 settembre 2010

omaggio al mio compagno di viaggio


Bangkok, 2/8/2010, ore 6.30 del mattino. Il taxi entra nel piazzale del nostro hotel e si avvicina a noi. Con la voce rotta dalla commozione mi sento dire: ``grazie di tutto saggio``. Ci abbracciamo e io con la voce tremante, odio gli addii, replico: `` grazie a te fuma!``.
Cosi' e' finito il nostro viaggio nel Sud Est asiatico. Il viaggio della mia vita. Io e il compagno di viaggio/amico migliore che potessi aspettarmi!
Era iniziato tutto il 29 giugno all'aeroporto di Bangkok, quando il giovane Fuma mi venne ad accogliere direttamente al luggage carousel con un cartello con la scritta ``Mr. Saggio`` e grandissime risate. Un fuma con la barba ancora corta, e con un mood che sarebbe cresciuto a dismisura con il passare del tempo.
Non sapevamo quello che ci avrebbe atteso. Non sapevamo che facce avrebbero avuto i nostri amici, le nostre conquiste, le nostri notti magiche...
Il viaggio...un fiume in piena di emozioni ed esperienze. Condiviso con un amico sincero non poteva che diventare il viaggio piu' bello della mia vita.
Emozioni ed esperienze a non finire.
La stessa attenzione e passione per la cultura: le mille visite ai templi buddhisti, le domande ai monaci, la levataccia a Luang Prabang per partecipare alla cerimonia delle donazioni, le visite ai villaggi, le foto e i dialoghi con i locali.
Gli spostamenti in bus: ogni volta che entravamo in un bus cambiava l'atmosfera e iniziavamo a parlare del plusvalore dell'essere italiani, di come fossimo fortunati a non essere ad esempio inglesi, e iniziavamo a cantare o a filmare tutto.
I mitici night busses, dove dormivamo schiacciati e scomodissimi, e facevamo i raggi x a tutte...
Lo ius decidendi sulle ragazze, che spettava a chi prendeva per primo l'iniziativa...
Le nostre mille massime: ``una certa cosa non ha volto``, ``una certa persona e' il miglior contraccettivo che esista``, ``una certa cosa in pubblico non e' motivo di vergogna, ma di signorilita' e di cui esser fieri``, il ``non hai maniera``, il ``conosco il mio pollo`` etc...
La mitica notte nella giungla restera' sempre nei nostri ricordi vecchio Fuma...rido e ridero' sempre pensando a come eravamo conciati e a cosa e' successo. Siamo stati dei grandi e la racconteremo ai nostri nipoti...o forse no?:)
Sicuramente potremo raccontare di quella mattina ad Ayuttaya in cui andammo a svegliare Kim e Lucie con una chitarra cantando ``Marina Marina``, pazzi my friend!
Non dimentichiamoci della Beer Lao, e dell'Oppium, del Now, del: ``alla fine le ho detto: che fa mu fa su pumxxxu?`` mitico siciliano che rimarra' pure lui nei nostri cuori!
La finale di coppa del mondo vista in Laos nel cuore della notte, seduti in mezzo alla strada, un ricordo magnifico anche se macchiato dalla perdita di 400 baht per una scommessa persa con i locali.
L'indovino di Chiang Rai, leggendari my friend. Ah, ricordiamoci di aprire la societa' assieme! Chi sa se l'uomo dall'occhio storto aveva ragione? Sulla scommessa di certo no :)
I mille viaggi in tuk tuk, il giovane fuma che avvicinava lui stesso i conducenti fischiettando, usando cioe' il segnale segreto per chiedere una cosa che pero' in realta' non voleva davvero, con sconforto dei poveri tuk tuk drivers. pss pss, my friend!
Il nostro sfrecciare in tuk tukn in mezzo ai templi dell'Angkor Wat, urlando all'autista: guarda innanz marco rosa!!!
I giorni spagnoli in cambogia, con un fuma che ormai emanava raggi di sole dalla felicita'! La barba lunga, e l'occhio vispo di chi ormai ha consapevolezza dell'x factor, l'italianita'!
Non un giorno che non valesse la pena di trascorrere assieme amico mio, e' stato davvero tutto perfetto. Grandissima intesa, ottima sintonia, e tanto tanto divertimento.
``Grazie di tutto saggio``, ``grazie a te fuma``, mi giro, porto la colazione in camera, mi sdraio e mi prende gia' la malinconia: l'ultimo legame con casa, un grandissimo amico, almeno nei prossimi mesi, non fara' parte della mia vita. Il prezzo delle decisioni importanti.
Grazie mille giovane vecchio Fuma! Sei stato un grandissimo compagno di viaggio!
abbracce

Sincerely yours,
Saggioman

giovedì 22 luglio 2010

atrocita' khmer

ciao a tutti,
vi scrivo dalla capitale cambogiana, phnom penh.
traffico impazzito, motorini sovraffollati che sfrecciano da ogni direzione contro mano, venditori di marjuhana ad ogni angolo, bordelli, e sullo sfondo le atrocita' commesse dei khmer rouge sino a 30 anni fa, finite, ma pesanti come macigni e ancora riflesse negli occhi e non solo di questa popolazione.
ieri abbiamo visitato i killing fields e l'area delle torture denominata S 21.
il terreno, dalle 86 fosse comuni, ancora trasuda di ossa e vestiti che emergono qua e la'.
e'incredibile quello che ho visto, e non voglio entrare nei minimi dettagli, ma sappiate che quello che questi khmer rouge hanno compiuto e' tanto terrificante da aver superato la mia soglia della sensibilita', era come se il mio cuore o il mio cervello si fossero messi in stand-by per evitare di capire fino in fondo quanto l'uomo possa essere crudele.
sappiate solo che, quando entrate nei killing fields, ad attendervi cé'una pagoda contenente centinaia di teschi e ossa estratti dalle fosse comuni.
non poteste credere ai vostri occhi, e il cuore e'davvero impreparato a tutto cio'.
il campo di per se'e'molto diverso dai campi di concentramento delle ss, qui in cambogia infatti non esistevano strutture atte ad ospitare i condannati a morte certa. gli oppositori dei khmer rouge, ma non solo, venivano portati nei campi stipati in camion e uccisi immediatamente mentre un altoparlante appeso ad un albero denominato magic tree copriva le urla dei poveri uomini donne e bambini mandati al macello.
il centro di torture S 21 era invece il luogo in cui i nemici dei khmer rouge venivano portati per gli interrogatori, i particolari delle torture li tralascio. ma le migliaia di foto che il musueo contiene oggi, cn quelle facce, con quegli occhi, quelle espressioni, quelle vite...e poi i teschi, ancora decine di teschi...

ho deciso di comprare un libro su pol pot e i khmer rouge, voglio informarmi il piu'possibile su cio'che e'accaduto.

l'uomo e'sicuramente un animale malvagio. l'uomo e'sicuramente un animale amorevole.
khmer rouge da un lato, i pacifici buddhisti dall'altro.
contraddizione? no, yin e yang.
questo e' uno dei piu'grossi insegamenti tratti da questo viaggio.

sincerely yours,
saggioman

giovedì 15 luglio 2010

Da Luang Prabang

Il Laos...
Non avrei davvero mai creduto di andare in Laos, eppure ora eccoci qui, a Luang Prabang.
L'avvicinamento alla ex capitale laotiana e' avvenuto in barca (slow boat) da Huai Xai, al confine con la Thailandia, passando per Pak Beng. Due giorni sul maestoso (da me rinominato Biondo, in omaggio al nostro italico Tevere) Mekong. Circa un centinaio di persone ammassate letteralmente su una stretta chiatta per circa sette ore al giorno. Il paesaggio era magnifico. Le valli, le foreste e le spiagge di sabbia facevano da contorno a discussioni con genti provenenienti da tutto il mondo.
Abbiamo chiacchierato lungamente con canadesi, svizzeri, francesi. Parlato di cultura, politica, viaggiin un clima di armonia che ci ha fatto letteralmente dimenticare scomodita' delle poltrne su cui sedevamo.
Il primo giorno abbiamo conosciuto anche due italiani, Luca e Carlo, ed un olandese, Aie. Perla fiducia che si instaura tra viaggiatori, una volta scoperto che quest'ultimo era rimasto senza soldi nell'attesadi poter prelevare a Luang Prabang, ho deciso di aiutarlo con la bellezza di otto euro...abbastanza per i due giorni sulla barca...eheh
Pak Beng e' stata la tappa intermedia. Questo villaggio sul fiume Mekong sembra appartenere ad un altro tempo. Nessuna strada asfaltata, corrente fino alle 10, orario del coprifuoco, niente ricezione per il cellulare. E alle nostre spalle sempre il maestoso e biondo Mekong.
Piu' le ore passavanoe piu' l'amicizia con gli altri ragazzi si cimentava, e cosi', arrivati a Luang Prabang, Io, Paolo, Luca, Carlo e Aie abbiamo deciso di prendere tre camere nella stessa guest house.
Il siciliano Carlo e' decisamente una delle persone che in vita mia ha saputo farmi ridere di piu'. Parla in siciliano con tutti, o, se si degna di dire qualcosa in inglese, lo fa con un occhio e un accento marcatamente siciliano.
Ieri siamo andati tutti e cinque alle cascate. La prima cascata era senz'acqua, e la cosa ciha un po' infastidito, anche se abbiamo ritrovato il sorriso immediatamente giocando un tre contro tre ( il sesto era un simpatico laotiano) ad una specie di calcio tennis che qui giocano con un palletta di plastica intrecciata.
La seconda cascata era divinamente bella, soprattutto per viadelle pozze di acqua turchese nelle quali ci dedicavamo di tanto in tanto un bagno.
Sembravamo i protagonisti di una commedia all'italiana. Solo carlo aveva il costume, mentre noi abbiamo dovuto lasciare perdere ogni pudore, e fare il bagno, e poi andare in giro per il parco, finanche arrampicarci fino all'apice della cascata in mutande. Il primo tocco di classe erano le mie mutande rigate con scritto ''uomo''.
Il secondo e' stato il momento in cui abbiamo fatto tutti la foto in mutande assieme ad un monaco buddhista cinto nella sua veste arancione, con alle spalle la cascata.
Il povero Aie si trovava ormai in una piena catarsi di italianita', tant'e' che anche lui ora si sente un po' italiano. Per aiutarlo gli abbiamo dato un nome italiano: Silvio!
Oggi la giornata e' iniziata prestissimo,alle 5.30. Siamo scesi nella via sottostante la Guest House e abbiamo assistito alla sfilata dei 350 monaci di Luang Prabang dando loro offerte. Concretamente abbiamo acquistato una pentola di riso, e a ciascuno ne davamo un pizzico. Poco poco, perche' il nostro amico laotinao si e' raccomandato di non fare ingrassare i monaci. Sara'!
Il resto della giornata e' trascorsa tra Wat (templi) e il lungo fiume.
Luang Prabang fino ad ora e' sicuramente la citta' che preferiamo. Il clima e' molto piu' disteso, le persone piu' sorridenti, l'atmosfera in generale sembra farci davvero capire che qui siamo dentro ad un cultura che esiste sul serio,e non a fini turistici.
Domani andremo a fare un corso di cucina laotiana, non vedo l'ora! Andremo con due cuochi laotiani a comprare i prodotti al mercato di mattina, poi asseggeremo dei piatti, e quelli che preferiremo diventeranno l'oggetto del nostro insegnamento.
Quanto amo cucinare!

ora vado a studiarmi i primi rudimenti, due o tre paginette introduttive.

Un abbraccio a tutti!

Sincerely yours,

Saggioman

sabato 10 luglio 2010

In thailand

Ti svegli all alba, non potrai mai fare capire davvero quello che hai vissuto quella notte...la serata piu' strana della tua vita...non erano leoni cio che ti aspettavano...ma emozioni stranissime in una notte punteggiata di migliaia di lucciole nel cuore della giungla della thailandia del nord.
Alle sei ti sei alzato dal letto, e sei corso al fiume a fare il bagno. Da solo, per la tua prima abluzione della vita.
Non lo potrai raccontare, ma l'hai vissuto...

La nostra Thailandia e' costellata di situazioni che probabilmente non riusciremo mai a descrivere fino in fondo. Troppo strane le circostanze in cui ci troviamo, troppo diverso lo spirito con cui si affrontano le cose.
Vi scrivo giusto dopo essermi fatto leggere la mano da un indovino, a Chiang Rai.
In Italia non l'avrei mai fatto, ma qui si ha davvero sete di esperienze.
La curiosita' era davvero molta, perche' Terzani racconta nei suoi libri delle numerose volte in cui fu portato da uno di questi personaggi dalla sua insaziabile curiosita'.
Ho deciso che qualsiasi cosa mi avrebbe detto non l'avrei presa sul serio...
il risultato della lettura della mano e' stato questo:
ti sei innamorato a 19 anni, la storia e' finita, stai spendendo molto per i tuoi numerosi viaggi, continuerai a viaggiare e vorrai continuare a studiare...le ha prese tutte. Ha detto che trovero' l'amore a 27 anni...cosi' come subito dopo il mio compleanno inziero' il mio corso universitario...
Staremo a vedere.

Ci sarebbe davvero moltissimo da raccontare: le persone conosciute sono davvero meravigliose, cio' che stiamo vedendo e' sorprendentemente bello, l'animo e' leggero e abbiamo la sensazione di stare vivendo davvero una cosa magica!
Domani si parte per il confine con il Laos, spero di avere la possibilita' di scrivere piu' spesso, perche' come diceva Chriss Mc Candless: la felicita' e' piena solo se condivisa.

La notte a Chiang Rai ci attende.

Sincerely yours,
Saggioman

venerdì 18 giugno 2010

hic sunt leones

Sulle carte geografiche dell'antichità si usava indicare con la scritta hic sunt leones (qui ci sono i leoni) le zone ancora inesplorate o nelle quali in ogni caso non era consigliabile avventurarsi.
Quando sarò sull'aereo diretto a Bangkok penserò: "ci siamo vecchio mio, hic sunt leones".

Prima si parte per l'Asia, e poi per realizzar sogni in Australia!
Per la prima volta in vita mia conosco la data della partenza e non quella del ritorno. Lascio questo Paese, lascio parte della mia famiglia, lascio gli amici e lascio una lunga e bellissima storia d'amore alle spalle.
Chi incontrerò? Chi smetterà di essere Nessuno per diventare finalmente Qualcuno sul percorso della mia vita? Che volto avranno?
Che volto avrà?
Riuscirò ad ottenere una borsa di studio per il dottorato? In caso contrario, riuscirò a trovare un lavoro e a mantenermi i costosissimi studi da solo?
Prima ancora, cosa dovrò aspettarmi dalle cinque settimane in Asia? Sarà l'avventura più pura mai vissuta fino ad ora. On the road, nessuna prenotazione e zaino in spalla assieme al grandissimo compagno di viaggi Fuma. Thailandia, Laos e Cambogia, se non cambieremo programma cammin facendo. Finalmente capirò più da vicino ciò che Terzani (La Fine E' Il Mio Inizio ha cambiato radicalmente le mie prospettive di vita)scriveva.

Cosa c'è oltre l'orizzonte? Hic sunt leones.

Il morso allo stomaco in questi giorni è fortissimo, soprattutto quando vedo l'affetto degli amici e dei miei genitori. Già qualche lacrima sui loro volti, già qualche lacrima anche sul mio.
E allora ti viene da pensare: ma varrà la pena di rinunciare al loro grandissimo affetto per seguire la mia Leggenda Personale?

Il morso allo stomaco si fa più grave, hic sunt leones.

Forse una vita tranquilla, senza troppi "grilli per la testa" e con la sicurezza delle persone che ti vogliono bene accanto è già un punto di equilibrio importantissimo nella vita di un uomo.
Forse sì, è vero, ma purtroppo di "grilli" ne ho veramente tanti per la testa e son convinto che la mia vita sia destinata ad essere molto diversa, almeno in questa fase.
Credo che la mia sete di conoscenza sarà un po' più soddisfatta quando i miei occhi si troveranno al cospetto dell'Angkor Wat in Cambogia, delle donne dal collo lungo in Thailandia e dei monaci nell'atto di ricevere offerte all'alba nel Laos.
In Australia farò di tutto per ottenere il posto da ricercatore e tornare a studiare il diritto degli Aborigeni, se dovessi riuscirvi si tratterebbe della mia realizzazione personale.
In ogni caso sarei felicissimo anche solo di studiare qualcosa di affine alla mia laurea, lavorare e vivere in un appartamento sull'oceano assieme a persone provenienti da tutto il mondo.
Il viaggio e lo studio delle culture lontane dalla nostra stanno diventando la mia più grande passione.

Sarò in grado di affrontare questa sfida? Hic sunt leones.

Ho provato per qualche tempo a far tacere il mio istinto, così come si nasconde la polvere sotto ad un tappeto, ma non si tratta per niente di un esercizio intelligente. Così ho capito che rischiavo più a star fermo in casa bombardandomi di televisione e internet per dimenticare le mie attitudini e le mie passioni, piuttosto che a prendere davvero in mano la mia vita e partire con coraggio, verso l'ignoto. Il rischio era quello di non vivere, vedere trascorrere gli anni, per trovarmi a quarant'anni a pensare a quello che avrei potuto fare o a quello che sarei pouto diventare.
Ora si parte, si va a caccia di sogni.

Hic sunt leones.

Son assolutamente senza certezze, ma allo stesso tempo son sicuro che esiste un filo in tutto quello che ho fatto e che farò, e che se anche non dovesse andare tutto come spero avrò comunque vissuto, e si tratterebbe in ogni caso di una vittoria, la vittoria del coraggio sulla paura di ascoltare il proprio cuore.
Beninteso, non pensiate che sia così ottuso da credere che la vita sia degna e vissuta con coraggio solo se si viaggia, il problema è il cuore.
Purtroppo o per fortuna, almeno in questa fase della mia vita, il mio cuore, o istinto, o anima, mi spinge lontano, alla scoperta del mondo e di me stesso.

Ora devo andare.
Hic sunt leones, il futuro è incerto e i leoni son già là fuori che mi aspettano. Che la mia Leggenda Personale abbia inizio!

Sincerely yours,
Saggioman

martedì 8 giugno 2010

Now and Here in Africa


Scrivo questo post ispirandomi a Kerouac. L'autore americano scrisse "Sulla Strada" in tre settimane sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Molto più umilmente io mi limito a raccontare della mia esperienza in Africa sotto gli effetti collaterali del Lariam (medicinale somministrato per la profilassi anti malarica).
Nel mio caso provo solo ansia ed insonnia.
Ma che fascino non prendere sonno fino quasi all'alba, tenere gli occhi aperti e vedere le immagini dei Maasai e della Savana.
Ieri notte, come una guida, immaginavo accanto al mio letto un vecchio Maasai vestito del suo mantello rosso, la lancia ed il coltello, con la faccia segnata dalle fatiche di una vita fatta di continue migrazioni per la savana da un pascolo all'altro.
Il vecchio mi conduceva attraverso i ricordi, i ricordi di un viaggio fantastico con mia sorella Jessica che non scorderò davvero mai.
Dapprima mi trovavo a respirare la polvere che penetrava incessantemente all'interno del pulmino che ci ha condotti da Nairobi (Kenya) ad Arusha (Tanzania) attraverso sei ore di strade per lo più sterrate. Guardavo fuori dai finestrini, e vedevo capanne di paglia e fango, donne con abiti sgargianti rossi, gialli, blu e viola, donne con ceste di banane, giare e secchi d'acqua sulla testa.
I Maasai, nei loro coloratissimi mantelli, mentre portavano al pascolo le loro mandrie.
Poi finalmente Arusha, con le fogne a cielo aperto, le persone scalze, le chiese e le moschee. Il ricordo dell'unica notte trascorsa in città, quando fummo svegliati dalle preghiere dei musulmani.
Quindi la partenza per il safari, per il primo parco nazionale, il Tarangiri. L'impatto con la savana, le strade bianche nel bush, l'assenza di punti di riferimento. I numerosissimi huts dei Maasai. I primi animali, elefanti, facoceri, manguste.
La prima notte di safari fu stranissima. Io e Jessica in un campeggio in cui eravamo gli unici ospiti. La nosta tenda, accando a noi quella della nostra guida e del cuoco, niente più, solo la savana. A farci la guardia tutta la notte due guerrieri Maasai, uno con un corpo perfetto, scolpito nell'ebano della razza africana, l'altro con lo sguardo severo tipico dell'eleganza Maasai. Entrambi vestiti del solo mantello, portavano con sè lancia e coltello.
I miei ricordi si sono poi concentrati sul Serengheti, sulle migliaia di zebre, gnu e gazzelle, sui leoni, le giraffe gli ippopotami e i coccodrilli.
A questo punto ieri sera mi persi nel concetto di "nowhere".
Mi concentrai su un tramonto, il primo nel Serengheti, in cui la luce rossa del sole esaltava la polvere che le zebre in corsa sollevavano nell'andare a bagnarsi al fiume.
In quel momento, in quel tramonto, tutto sembrava irreale, e capì che ero fuori dal tempo e fuori dallo spazio. Nowhere. Ma non volevo gettarmi in un nichilismo che non mi si addice affatto. No, non volevo essere nowhere, da nessuna parte, volevo essere "now - here", ora e qui e vivere quel magnifico presente, succhiarne l'essenza fino all'osso e portamela dentro per tutta la vita.
Da quel momento fui now and here, e non importava se non sapevo come si chiamassero e dove si trovassero i luoghi del nostro viaggio, l'importante era vivere.
L'insonnia di ieri notte mi ha condotto ai ricordi della notte in cui fummo svegliati dal ruggito dei leoni accanto al campo, e a quella in cui le zebre vagavano tra una tenda e l'altra assieme ai bufali.
Mi sovvenne poi un'immagine un po' narcisista, di me con il mio fedelissimo cappello Barmah, l'unico vezzo di un me stesso lontano dalle mode. Il mio profilo con indosso il Barmah e sullo sfondo di volta in volta bambini Maasai a cui regalavamo caramelle, e sullo sfondo ancora i villaggi nella loro estrema povertà, i leoni, il cratere di Ngorongoro, i Baobab, la foresta e la savana.
Io e mia sorella abbracciati a far foto con alle spalle ogni tipo di paesaggio, io e mia sorella che ridiamo alla frontiera tra Kenya e Tanzania dopo la scampata caduta in un dislivello, io e mia sorella che entriamo in un villaggio e ci lasciamo condurre per mano da una ventina di bambini a comprar caramelle, io e mia sorella che entriamo in un orfanotrofio e improvvisiamo una beneficienza che non credevamo avremmo potuto compiere e che ci ha resi così ricchi.
E ancora i racconti di una povertà straziante, di malattie, occhi tristi, cuori gonfi di speranze e lettere di richieste di aiuto.
L'Africa mi ha dato la possibilità per la prima volta di essere generoso, ho scoperto che si può dare tanto valore ai piccoli gesti semplicemente agendo col cuore, con amore.
Ieri notte l'insonnia mi ha fatto rivivere un viaggio favoloso, ricco di intensità umana e spirituale. Se avessi dormito non avrei potuto fare un sogno migliore.

Finalmente presi sonno, Lalla Salama , buonanotte.

Sincerely yours,
Saggioman

martedì 4 maggio 2010

London Heart Pictures


Viaggiare ha un significato tutto particolare. Per me rappresenta l'occasione per tornare a quelle sensazioni che si provano da bambino: tutto è nuovo e viene visto con quella ingenua curiosità e con quell'entusiasmo che ti fanno sentire vivo per davvero.
Questa sensazione la si può provare quando si crea un forte legame con l'ambiente circostante o con le persone.
Pochi giorni fa sono tornato da Londra. Non si è trattato della prima visita, e la città, pur sempre da scoprire, ormai mi era in qualche misura familiare.
Il brivido, il forte brivido dell'entusiasmo, questa volta l'ho provato parlando con alcuni miei amici italiani che vivono a Londra.
Ricorderò sempre la bellissima sensazione provata nel cuore della notte, sul Tamigi. Io e Ivano affacciati su un ponte a discutere delle nostre vite, dei nostri propositi; chiacchiere che se avessimo chiuso gli occhi avrebbero potuto essere confuse con quelle abituali, fino a quando non li avremmo riaperti e visto di fronte a noi, sotto una bellissima luna piena, il London Eye ed il Big Ben riflessi sul Tamigi. Una cornice fantastica a suggello di una amicizia importantissima!

Trafalgar Square per me significherà, d'ora in poi, la relatività delle situazioni. Io, Pietro ed Alessio stavamo aspettando un bus, il 29, che non sarebbe mai arrivato. Eppure è stata probabilmente l'attesa "inutile" più interessante della mia vita.
Discutere con persone che hanno preso davvero decisioni coraggiose mi ha dato una carica immensa. Sentire Pietro parlare della sua scelta di lavorare con i senza tetto, Alessio raccontare dei malati indiani sorridenti che ha assistito, unitamente alla mia sensibilità per queste tematiche, ha creato una sinergia tra noi tre che difficilmente si crea tra amici dopo anni di frequentazioni.
Parlare col cuore accade troppo di rado nelle nostre relazioni quotidiane. In viaggio, invece, mi capita molto più spesso di sentire davvero una sensazione di condivisione profonda con chi mi sta davanti.
Con le persone che incontro in viaggio, quando ci si saluta, ci si abbraccia. Si crea un contatto più diretto, forse perchè davvero si è dato all'altro qualcosa proveniente dal profondo di noi stessi.
Volendo conservare nel mio cuore alcune fotografie di questa esperienza , tratterrei sicuramente l'immagine mia, di mia sorella Jessica e dei miei genitori al loro hotel, con la moglie del proprietario, un'indiana sulla sessantina, che ci manda un bacio dalla finestra; la sagoma scura mia e di Ivano sul ponte sul Tamigi e sullo sfondo la città; il tramonto a Primrose Hill con Alessio, Pietro ed Elisea; Il sorriso di Nicole di fronte al mio imbarazzo nel mangiare al ristorante thai; Sara che trascina a mano la sua bicicletta per la città raccontandomi le sue esperienze.

In questo breve viaggio ho sicuramente trovato ciò che cercavo, un contatto diretto e genuino con persone meravigliose.

Sincerely yours,
Saggioman

martedì 16 marzo 2010

Oslo: Dørene lukkes




Io e "The Maths", Saggioman e Il Mazzuolatore ad Oslo, chi l'avrebbe mai detto?
Viaggio insolito e, devo ammetterlo, davvero bellissimo e divertentissimo!
Che emozione trovarsi faccia a faccia con una delle cinque versioni dell'Urlo di Munch!
Che voglia di essere grandi visitando il Nobel Peace Price Museum!
"Dubito fortemente che siano arrivati davvero in America, Saggio", mi disse il Mazzuolatore al museo delle navi vichinghe.
Esperienza unica la crociera nel fiordo in barca a vela! Parlavamo di Corichimba con delle ragazze brasiliane, e intanto sentivamo il mare ghiacciato rompersi sotto di noi circumnavigando isolotti coperti da foreste innevate.
Già, il fiordo...uno spettacolo indimenticabile, soprattutto visto dall'alto: dalla foresta in collina, in prossimità del trampolino per il salto con gli sci; oppure visto al tramonto, quando siamo saliti, penso in spregio alla legge, sopra il tetto innevato dell'Opera House di Oslo, dove il Maths stava per lasciarci una gamba.
Da cartolina il Vigeland Park, dove le tondeggianti forme delle statue degli uomini e delle donne nude si confondono nell'armonia della soffice neve che ad Oslo tutto avvolge.
La notte ci apparteneva ad Oslo.
La vita da ostello ti vieta di dormire, ci son troppe persone e troppe culture da conoscere. Come le nostre amiche greche Vassondi e Marw, che ci hanno insegnato un po' della loro cultura, qualche parola, qualche autore.
Il nostro amico russo Stefan ci ha raccontato un'adolescenza fatta di povertà, senza un tetto, senza il pane, con il comunismo...e un'età matura fatta di mille lavori in giro per l'Europa e una sensibilità commovente.
Il primo approccio con loro è avvenuto in stanza, mentre fumavano Joints...dopo un'ora, voltandomi ho notato che sotto le coperte c'era anche un ragazzo marocchino con un grosso Corano sotto il braccio. Il poveretto si è alzato infuriato chiedendoci di uscire...gli inconvenienti della vita da ostello!
Grazie a questi amici e agli italiani Gianluca e Francesco, sabato sera ci siamo dati al ballo scatenato.Sembra strano, ma mi sono divertito! Forse il merito è da attribuirsi al russo, che a cena continuava a versarmi vodka e redbull, forse a Francesco, che non può negarsi, è un diavolo di ballerino instancabile.
The Maths, ma un po' tutti a dire il vero, quella sera cadde in amore, fell in love, con una bellissima ragazza norvegese...
A parte quella sera, tante volte siamo caduti in amore. Come si sa le ragazze norvegesi sono favolose, anche se assolutamente fredde e, di conseguenza, sotto altri profili poco interessanti.
Convenimmo che il secondo punto, nel caso di specie, non ci interessava.
Cadde dalle scale invece, e perse i sensi per diversi minuti, un polacco ubriaco fradicio. Ripresosi, i suoi connazionali si abbracciarono e andarono in giro per l'ostello cantando "Polska, Polska!", con assoluta fierezza.
Più tardi delle tre di notte, sabato sera, ci ritrovammo tutti a cantare e ballare "take me home, country roads" assieme ad un cantante di strada.
Il Mazzuolatore vide rifiutata la sua proposta di prendere lui il microfono, ma con il suo solito fare, non se la prese.
Una delle cose più divertenti è stata sentire chiamare Sandrino <> dagli amici Stranieri con i loro diversi accenti. Buonanotte Masuola-tòre, e così sabato dopo le quattro andammo a dormire.

E' stato un viaggio molto diverso da quelli scorsi, più veloce, più intenso, più assurdo per certi versi. Così come assurdo è stato il volo di ritorno.
Io e The Maths ci siamo ritrovati in mezzo ad un gruppo di ragazze norvegesi impazzite che continuavano a ridere e ad urlare, con le quali abbiamo intavolato una delle discussioni più assurde di sempre. Con un improbabile Mazzuolatore nella parte del killer uscito di prigione dopo aver scontato diversi anni di reclusione.
Urla e applausi crescevano esponenzialmente con l'approssimarsi dell'atterraggio.
Poi l'atterraggio e l'applauso finale, quello che davvero aveva un senso.

Dørene lukkes, "le porte si chiudono" ripeteva la voce computerizzata sulla metropolitana di Oslo ad ogni fermata.
Dørene lukkes, le porte di una fase della mia vita si sono chiuse, ricorderò questo viaggio come "il viaggio di passaggio" tra una fase stupenda, ed un'altra ancora da venire e scoprire, sicuramente da vivere!

Sincerely yours,
Saggioman

mercoledì 18 novembre 2009

Endeavour - Ultimo post da Sydney


Tutto era nato cosi`: era la sera del 23 agosto, in quei giorni ero afflitto dal dubbio di partire o meno per l`Australia. Quella sera fui catturato da un brevissimo sonno mentre ero seduto in cucina con Deianira, e in quel lampo di incoscienza mi venne in mente la parola ``Endeavour``. Non avevo idea di cosa si trattasse, cosi` andai a leggerlo su internet sollecitato da lei. Si tratta della nave con la quale Captain Cook arrivo` in Australia, che grande coincindenza!
Naturalmente non lo avevo mai letto da nessuna parte, e rimasi assolutamente esterrefatto. Era una segno del destino, e queste son cose che per me contano tantissimo.
Cosi` la mattina seguente presi coraggio e decisi di comprare il biglietto per Sydney, mancavano 25 giorni e fino ad una settimana prima non avevo neppure il dubbio di partire a settembre.
Volevo tornare in Australia, ma pensavo di farlo piu` tardi, magari verso gennaio...ma quel sogno brevissimo mi ha spinto a correre incontro al mio destino.
Cosi` parti` con questo grande dubbio: perche` Endeavour? perche` sto decidendo di partire proprio ora solo per via di un sogno?
Ora lo so benissimo che cosa rappresentera` quel nome nel mio futuro, e sono felicissimo di aver seguito il mio istinto.
Questi mesi sono stati favolosi, ricchi di grandissime esperienze che mi hanno permesso di crescere ulteriormente.
Sono partito dicendo che e` meglio innamorarsi della vita all`inizio dell`Avventura, e torno convinto che quando tra qualche anno mi guardero` indietro saro` fiero delle mie scelte perche` sono pazzamente innamorato della mia di vita!
Per ora vi lascio con un velo di mistero, ma sappiate che quando mi sentirete parlare in futuro di una cosa chiamata Endeavour, dietro a quel nome esiste questa storia, la storia di un viaggio bellissimo durato due mesi, nato dalla certezza che seguire una ``coincidenza`` puo` rendere fantastica la propria vita.

ci si sente in Italia,

Sincerely yours, Saggioman

domenica 8 novembre 2009

Nuova Zelanda


Lo so, il blog e` dedicato all`Australia...ma come fare a trascurare i magnifici giorni trascorsi in Nuova Zelanda? Qui e` impossibile descriverli, pero` posso riportare qualche sensazione. Ho viaggiato sa solo. Ho noleggiato una macchina e ho girato l`isola del sud. Circa 2000 km in in 8 giorni. Ho visto posti magnifici e conosciuto gente straordinaria...proprio quello che cercavo. Viaggiare da soli permette di riflettere molto, si ha tantissimo tempo per guardarsi dentro e conoscersi profondamente mettendosi alla prova senza nessuno che possa fare da scudo.
Fino ad ora avevo viaggiato con Deianira o con amici, e da solo e` tutta un`altra cosa. Non puoi mai scappare da te stesso. Ti ritrovi a dare sfogo alla tua personalita` sempre e comunque. Quando hai voglia di fare amicizia ti butti in situazioni improponibili: come quella volta in cui a Westport sono entrato in un pub per cercare di conoscere della gente del posto ...e dopo dieci minuti mi ritrovavo seduto con una lesbica col cane, un ragazzo direi almeno alticcio che continuava a dire motherfucker, e alcune persone piu` o meno normali a mangiare e bere, per poi dare un passaggio a due di loro (uno dei quali portava alla fidanzata un pelouches con un cuore in mano) fino ad una localita` a 2 ore di macchina da la`.
Poi ci sono le lunghissime ore di macchina da solo, e sei li` che pensi ai motivi che ti hanno spinto a viaggiare...volevi evitare le quattro mura e l`orario 9-17...e ora sei da solo in mezzo a vallate incantevoli e laghi turchesi...ma fai fatica a renderti conto della fortuna, soprattutto i primissimi giorni.
Ci sono le amicizie in ostello, con gente che ha deciso di viaggiare solo in autostop e ha storie magnifiche da raccontare; ragazzi che hanno preso anni sabbatici; gente che ha lasciato la carriera del settore immobiliare per trovare se stessa; hippies; persone allegrissime; persone timidissime; gente che sa cosa cerca e gente che semplicemente gira comprando pacchetti turistici senza fantasia...
Un giorno ho preferito non essere pigro e non comprare il pacchetto turistico che mi avrebbe permesso di salire su un ghiacciaio con gente senza fantasia, per andare invece a fare un percorso alternativo gratis con Thiago, un ragazzo brasiliano che con me condivide moltissime idee. Abbiamo trascorso delle ore stupende. Se avessi comprato il pacchetto avrei camminato sul ghiacciaio, in fila con altre 15 persone...come a scuola, come al lavoro, come dappertutto seguendo una guida che ci avrebbe riempito di nozioni...ma io e Thiago eravamo d`accordo: dal Viaggio non puoi portare a casa nozioni, ma emozioni. E quella mattina fu molto emozionante davvero.
Poi ci sono le cose che in Italia non mi sarei mai sognato di fare, perche` da solo. E cosi` da solo ho seguito una messa in una chiesa anglicana, e alla fine sono uscito con tutti i fedeli e ho stretto la mano al prete che stava sulla porta della chiesa per salutare tutti, uno ad uno.
Sono andato da solo in un bagno termale in mezzo alla foresta pluviale, la pace dei sensi.
Sono andato da solo a mangiare il pesce in un ristorante. Uno di quei piatti che si devono per forza condividere...me lo sono mangiato tutto io, con la gente che passava davanti e mi guardava strano!!!
E poi sono andato al cinema da solo, a vedere l`ultimo film di Michael Moore, Capitalism, a love story.
In definitiva devo dire che questo viaggio mi ha insegnato ancora di piu` a stare da solo, e devo ammettere che trovare l`equilibrio non e` stato poi cosi` difficile, basta letteralmente fregarsene del giudizio degli altri e seguire il proprio istinto o il proprio cuore...cerchero` di riportare il piu` possibile questo approccio anche quando saro` a casa.
Nell`attesa mi godo gli ultimi 10 giorni di Australia.

Sincerely yours, Saggioman