
Scrivo questo post ispirandomi a Kerouac. L'autore americano scrisse "Sulla Strada" in tre settimane sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Molto più umilmente io mi limito a raccontare della mia esperienza in Africa sotto gli effetti collaterali del Lariam (medicinale somministrato per la profilassi anti malarica).
Nel mio caso provo solo ansia ed insonnia.
Ma che fascino non prendere sonno fino quasi all'alba, tenere gli occhi aperti e vedere le immagini dei Maasai e della Savana.
Ieri notte, come una guida, immaginavo accanto al mio letto un vecchio Maasai vestito del suo mantello rosso, la lancia ed il coltello, con la faccia segnata dalle fatiche di una vita fatta di continue migrazioni per la savana da un pascolo all'altro.
Il vecchio mi conduceva attraverso i ricordi, i ricordi di un viaggio fantastico con mia sorella Jessica che non scorderò davvero mai.
Dapprima mi trovavo a respirare la polvere che penetrava incessantemente all'interno del pulmino che ci ha condotti da Nairobi (Kenya) ad Arusha (Tanzania) attraverso sei ore di strade per lo più sterrate. Guardavo fuori dai finestrini, e vedevo capanne di paglia e fango, donne con abiti sgargianti rossi, gialli, blu e viola, donne con ceste di banane, giare e secchi d'acqua sulla testa.
I Maasai, nei loro coloratissimi mantelli, mentre portavano al pascolo le loro mandrie.
Poi finalmente Arusha, con le fogne a cielo aperto, le persone scalze, le chiese e le moschee. Il ricordo dell'unica notte trascorsa in città, quando fummo svegliati dalle preghiere dei musulmani.
Quindi la partenza per il safari, per il primo parco nazionale, il Tarangiri. L'impatto con la savana, le strade bianche nel bush, l'assenza di punti di riferimento. I numerosissimi huts dei Maasai. I primi animali, elefanti, facoceri, manguste.
La prima notte di safari fu stranissima. Io e Jessica in un campeggio in cui eravamo gli unici ospiti. La nosta tenda, accando a noi quella della nostra guida e del cuoco, niente più, solo la savana. A farci la guardia tutta la notte due guerrieri Maasai, uno con un corpo perfetto, scolpito nell'ebano della razza africana, l'altro con lo sguardo severo tipico dell'eleganza Maasai. Entrambi vestiti del solo mantello, portavano con sè lancia e coltello.
I miei ricordi si sono poi concentrati sul Serengheti, sulle migliaia di zebre, gnu e gazzelle, sui leoni, le giraffe gli ippopotami e i coccodrilli.
A questo punto ieri sera mi persi nel concetto di "nowhere".
Mi concentrai su un tramonto, il primo nel Serengheti, in cui la luce rossa del sole esaltava la polvere che le zebre in corsa sollevavano nell'andare a bagnarsi al fiume.
In quel momento, in quel tramonto, tutto sembrava irreale, e capì che ero fuori dal tempo e fuori dallo spazio. Nowhere. Ma non volevo gettarmi in un nichilismo che non mi si addice affatto. No, non volevo essere nowhere, da nessuna parte, volevo essere "now - here", ora e qui e vivere quel magnifico presente, succhiarne l'essenza fino all'osso e portamela dentro per tutta la vita.
Da quel momento fui now and here, e non importava se non sapevo come si chiamassero e dove si trovassero i luoghi del nostro viaggio, l'importante era vivere.
L'insonnia di ieri notte mi ha condotto ai ricordi della notte in cui fummo svegliati dal ruggito dei leoni accanto al campo, e a quella in cui le zebre vagavano tra una tenda e l'altra assieme ai bufali.
Mi sovvenne poi un'immagine un po' narcisista, di me con il mio fedelissimo cappello Barmah, l'unico vezzo di un me stesso lontano dalle mode. Il mio profilo con indosso il Barmah e sullo sfondo di volta in volta bambini Maasai a cui regalavamo caramelle, e sullo sfondo ancora i villaggi nella loro estrema povertà, i leoni, il cratere di Ngorongoro, i Baobab, la foresta e la savana.
Io e mia sorella abbracciati a far foto con alle spalle ogni tipo di paesaggio, io e mia sorella che ridiamo alla frontiera tra Kenya e Tanzania dopo la scampata caduta in un dislivello, io e mia sorella che entriamo in un villaggio e ci lasciamo condurre per mano da una ventina di bambini a comprar caramelle, io e mia sorella che entriamo in un orfanotrofio e improvvisiamo una beneficienza che non credevamo avremmo potuto compiere e che ci ha resi così ricchi.
E ancora i racconti di una povertà straziante, di malattie, occhi tristi, cuori gonfi di speranze e lettere di richieste di aiuto.
L'Africa mi ha dato la possibilità per la prima volta di essere generoso, ho scoperto che si può dare tanto valore ai piccoli gesti semplicemente agendo col cuore, con amore.
Ieri notte l'insonnia mi ha fatto rivivere un viaggio favoloso, ricco di intensità umana e spirituale. Se avessi dormito non avrei potuto fare un sogno migliore.
Finalmente presi sonno, Lalla Salama , buonanotte.
Sincerely yours,
Saggioman
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