Sulle carte geografiche dell'antichità si usava indicare con la scritta hic sunt leones (qui ci sono i leoni) le zone ancora inesplorate o nelle quali in ogni caso non era consigliabile avventurarsi.
Quando sarò sull'aereo diretto a Bangkok penserò: "ci siamo vecchio mio, hic sunt leones".
Prima si parte per l'Asia, e poi per realizzar sogni in Australia!
Per la prima volta in vita mia conosco la data della partenza e non quella del ritorno. Lascio questo Paese, lascio parte della mia famiglia, lascio gli amici e lascio una lunga e bellissima storia d'amore alle spalle.
Chi incontrerò? Chi smetterà di essere Nessuno per diventare finalmente Qualcuno sul percorso della mia vita? Che volto avranno?
Che volto avrà?
Riuscirò ad ottenere una borsa di studio per il dottorato? In caso contrario, riuscirò a trovare un lavoro e a mantenermi i costosissimi studi da solo?
Prima ancora, cosa dovrò aspettarmi dalle cinque settimane in Asia? Sarà l'avventura più pura mai vissuta fino ad ora. On the road, nessuna prenotazione e zaino in spalla assieme al grandissimo compagno di viaggi Fuma. Thailandia, Laos e Cambogia, se non cambieremo programma cammin facendo. Finalmente capirò più da vicino ciò che Terzani (La Fine E' Il Mio Inizio ha cambiato radicalmente le mie prospettive di vita)scriveva.
Cosa c'è oltre l'orizzonte? Hic sunt leones.
Il morso allo stomaco in questi giorni è fortissimo, soprattutto quando vedo l'affetto degli amici e dei miei genitori. Già qualche lacrima sui loro volti, già qualche lacrima anche sul mio.
E allora ti viene da pensare: ma varrà la pena di rinunciare al loro grandissimo affetto per seguire la mia Leggenda Personale?
Il morso allo stomaco si fa più grave, hic sunt leones.
Forse una vita tranquilla, senza troppi "grilli per la testa" e con la sicurezza delle persone che ti vogliono bene accanto è già un punto di equilibrio importantissimo nella vita di un uomo.
Forse sì, è vero, ma purtroppo di "grilli" ne ho veramente tanti per la testa e son convinto che la mia vita sia destinata ad essere molto diversa, almeno in questa fase.
Credo che la mia sete di conoscenza sarà un po' più soddisfatta quando i miei occhi si troveranno al cospetto dell'Angkor Wat in Cambogia, delle donne dal collo lungo in Thailandia e dei monaci nell'atto di ricevere offerte all'alba nel Laos.
In Australia farò di tutto per ottenere il posto da ricercatore e tornare a studiare il diritto degli Aborigeni, se dovessi riuscirvi si tratterebbe della mia realizzazione personale.
In ogni caso sarei felicissimo anche solo di studiare qualcosa di affine alla mia laurea, lavorare e vivere in un appartamento sull'oceano assieme a persone provenienti da tutto il mondo.
Il viaggio e lo studio delle culture lontane dalla nostra stanno diventando la mia più grande passione.
Sarò in grado di affrontare questa sfida? Hic sunt leones.
Ho provato per qualche tempo a far tacere il mio istinto, così come si nasconde la polvere sotto ad un tappeto, ma non si tratta per niente di un esercizio intelligente. Così ho capito che rischiavo più a star fermo in casa bombardandomi di televisione e internet per dimenticare le mie attitudini e le mie passioni, piuttosto che a prendere davvero in mano la mia vita e partire con coraggio, verso l'ignoto. Il rischio era quello di non vivere, vedere trascorrere gli anni, per trovarmi a quarant'anni a pensare a quello che avrei potuto fare o a quello che sarei pouto diventare.
Ora si parte, si va a caccia di sogni.
Hic sunt leones.
Son assolutamente senza certezze, ma allo stesso tempo son sicuro che esiste un filo in tutto quello che ho fatto e che farò, e che se anche non dovesse andare tutto come spero avrò comunque vissuto, e si tratterebbe in ogni caso di una vittoria, la vittoria del coraggio sulla paura di ascoltare il proprio cuore.
Beninteso, non pensiate che sia così ottuso da credere che la vita sia degna e vissuta con coraggio solo se si viaggia, il problema è il cuore.
Purtroppo o per fortuna, almeno in questa fase della mia vita, il mio cuore, o istinto, o anima, mi spinge lontano, alla scoperta del mondo e di me stesso.
Ora devo andare.
Hic sunt leones, il futuro è incerto e i leoni son già là fuori che mi aspettano. Che la mia Leggenda Personale abbia inizio!
Sincerely yours,
Saggioman
venerdì 18 giugno 2010
martedì 8 giugno 2010
Now and Here in Africa

Scrivo questo post ispirandomi a Kerouac. L'autore americano scrisse "Sulla Strada" in tre settimane sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Molto più umilmente io mi limito a raccontare della mia esperienza in Africa sotto gli effetti collaterali del Lariam (medicinale somministrato per la profilassi anti malarica).
Nel mio caso provo solo ansia ed insonnia.
Ma che fascino non prendere sonno fino quasi all'alba, tenere gli occhi aperti e vedere le immagini dei Maasai e della Savana.
Ieri notte, come una guida, immaginavo accanto al mio letto un vecchio Maasai vestito del suo mantello rosso, la lancia ed il coltello, con la faccia segnata dalle fatiche di una vita fatta di continue migrazioni per la savana da un pascolo all'altro.
Il vecchio mi conduceva attraverso i ricordi, i ricordi di un viaggio fantastico con mia sorella Jessica che non scorderò davvero mai.
Dapprima mi trovavo a respirare la polvere che penetrava incessantemente all'interno del pulmino che ci ha condotti da Nairobi (Kenya) ad Arusha (Tanzania) attraverso sei ore di strade per lo più sterrate. Guardavo fuori dai finestrini, e vedevo capanne di paglia e fango, donne con abiti sgargianti rossi, gialli, blu e viola, donne con ceste di banane, giare e secchi d'acqua sulla testa.
I Maasai, nei loro coloratissimi mantelli, mentre portavano al pascolo le loro mandrie.
Poi finalmente Arusha, con le fogne a cielo aperto, le persone scalze, le chiese e le moschee. Il ricordo dell'unica notte trascorsa in città, quando fummo svegliati dalle preghiere dei musulmani.
Quindi la partenza per il safari, per il primo parco nazionale, il Tarangiri. L'impatto con la savana, le strade bianche nel bush, l'assenza di punti di riferimento. I numerosissimi huts dei Maasai. I primi animali, elefanti, facoceri, manguste.
La prima notte di safari fu stranissima. Io e Jessica in un campeggio in cui eravamo gli unici ospiti. La nosta tenda, accando a noi quella della nostra guida e del cuoco, niente più, solo la savana. A farci la guardia tutta la notte due guerrieri Maasai, uno con un corpo perfetto, scolpito nell'ebano della razza africana, l'altro con lo sguardo severo tipico dell'eleganza Maasai. Entrambi vestiti del solo mantello, portavano con sè lancia e coltello.
I miei ricordi si sono poi concentrati sul Serengheti, sulle migliaia di zebre, gnu e gazzelle, sui leoni, le giraffe gli ippopotami e i coccodrilli.
A questo punto ieri sera mi persi nel concetto di "nowhere".
Mi concentrai su un tramonto, il primo nel Serengheti, in cui la luce rossa del sole esaltava la polvere che le zebre in corsa sollevavano nell'andare a bagnarsi al fiume.
In quel momento, in quel tramonto, tutto sembrava irreale, e capì che ero fuori dal tempo e fuori dallo spazio. Nowhere. Ma non volevo gettarmi in un nichilismo che non mi si addice affatto. No, non volevo essere nowhere, da nessuna parte, volevo essere "now - here", ora e qui e vivere quel magnifico presente, succhiarne l'essenza fino all'osso e portamela dentro per tutta la vita.
Da quel momento fui now and here, e non importava se non sapevo come si chiamassero e dove si trovassero i luoghi del nostro viaggio, l'importante era vivere.
L'insonnia di ieri notte mi ha condotto ai ricordi della notte in cui fummo svegliati dal ruggito dei leoni accanto al campo, e a quella in cui le zebre vagavano tra una tenda e l'altra assieme ai bufali.
Mi sovvenne poi un'immagine un po' narcisista, di me con il mio fedelissimo cappello Barmah, l'unico vezzo di un me stesso lontano dalle mode. Il mio profilo con indosso il Barmah e sullo sfondo di volta in volta bambini Maasai a cui regalavamo caramelle, e sullo sfondo ancora i villaggi nella loro estrema povertà, i leoni, il cratere di Ngorongoro, i Baobab, la foresta e la savana.
Io e mia sorella abbracciati a far foto con alle spalle ogni tipo di paesaggio, io e mia sorella che ridiamo alla frontiera tra Kenya e Tanzania dopo la scampata caduta in un dislivello, io e mia sorella che entriamo in un villaggio e ci lasciamo condurre per mano da una ventina di bambini a comprar caramelle, io e mia sorella che entriamo in un orfanotrofio e improvvisiamo una beneficienza che non credevamo avremmo potuto compiere e che ci ha resi così ricchi.
E ancora i racconti di una povertà straziante, di malattie, occhi tristi, cuori gonfi di speranze e lettere di richieste di aiuto.
L'Africa mi ha dato la possibilità per la prima volta di essere generoso, ho scoperto che si può dare tanto valore ai piccoli gesti semplicemente agendo col cuore, con amore.
Ieri notte l'insonnia mi ha fatto rivivere un viaggio favoloso, ricco di intensità umana e spirituale. Se avessi dormito non avrei potuto fare un sogno migliore.
Finalmente presi sonno, Lalla Salama , buonanotte.
Sincerely yours,
Saggioman
martedì 4 maggio 2010
London Heart Pictures
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Viaggiare ha un significato tutto particolare. Per me rappresenta l'occasione per tornare a quelle sensazioni che si provano da bambino: tutto è nuovo e viene visto con quella ingenua curiosità e con quell'entusiasmo che ti fanno sentire vivo per davvero.
Questa sensazione la si può provare quando si crea un forte legame con l'ambiente circostante o con le persone.
Pochi giorni fa sono tornato da Londra. Non si è trattato della prima visita, e la città, pur sempre da scoprire, ormai mi era in qualche misura familiare.
Il brivido, il forte brivido dell'entusiasmo, questa volta l'ho provato parlando con alcuni miei amici italiani che vivono a Londra.
Ricorderò sempre la bellissima sensazione provata nel cuore della notte, sul Tamigi. Io e Ivano affacciati su un ponte a discutere delle nostre vite, dei nostri propositi; chiacchiere che se avessimo chiuso gli occhi avrebbero potuto essere confuse con quelle abituali, fino a quando non li avremmo riaperti e visto di fronte a noi, sotto una bellissima luna piena, il London Eye ed il Big Ben riflessi sul Tamigi. Una cornice fantastica a suggello di una amicizia importantissima!
Trafalgar Square per me significherà, d'ora in poi, la relatività delle situazioni. Io, Pietro ed Alessio stavamo aspettando un bus, il 29, che non sarebbe mai arrivato. Eppure è stata probabilmente l'attesa "inutile" più interessante della mia vita.
Discutere con persone che hanno preso davvero decisioni coraggiose mi ha dato una carica immensa. Sentire Pietro parlare della sua scelta di lavorare con i senza tetto, Alessio raccontare dei malati indiani sorridenti che ha assistito, unitamente alla mia sensibilità per queste tematiche, ha creato una sinergia tra noi tre che difficilmente si crea tra amici dopo anni di frequentazioni.
Parlare col cuore accade troppo di rado nelle nostre relazioni quotidiane. In viaggio, invece, mi capita molto più spesso di sentire davvero una sensazione di condivisione profonda con chi mi sta davanti.
Con le persone che incontro in viaggio, quando ci si saluta, ci si abbraccia. Si crea un contatto più diretto, forse perchè davvero si è dato all'altro qualcosa proveniente dal profondo di noi stessi.
Volendo conservare nel mio cuore alcune fotografie di questa esperienza , tratterrei sicuramente l'immagine mia, di mia sorella Jessica e dei miei genitori al loro hotel, con la moglie del proprietario, un'indiana sulla sessantina, che ci manda un bacio dalla finestra; la sagoma scura mia e di Ivano sul ponte sul Tamigi e sullo sfondo la città; il tramonto a Primrose Hill con Alessio, Pietro ed Elisea; Il sorriso di Nicole di fronte al mio imbarazzo nel mangiare al ristorante thai; Sara che trascina a mano la sua bicicletta per la città raccontandomi le sue esperienze.
In questo breve viaggio ho sicuramente trovato ciò che cercavo, un contatto diretto e genuino con persone meravigliose.
Sincerely yours,
Saggioman
martedì 16 marzo 2010
Oslo: Dørene lukkes
Io e "The Maths", Saggioman e Il Mazzuolatore ad Oslo, chi l'avrebbe mai detto?
Viaggio insolito e, devo ammetterlo, davvero bellissimo e divertentissimo!
Che emozione trovarsi faccia a faccia con una delle cinque versioni dell'Urlo di Munch!
Che voglia di essere grandi visitando il Nobel Peace Price Museum!
"Dubito fortemente che siano arrivati davvero in America, Saggio", mi disse il Mazzuolatore al museo delle navi vichinghe.
Esperienza unica la crociera nel fiordo in barca a vela! Parlavamo di Corichimba con delle ragazze brasiliane, e intanto sentivamo il mare ghiacciato rompersi sotto di noi circumnavigando isolotti coperti da foreste innevate.
Già, il fiordo...uno spettacolo indimenticabile, soprattutto visto dall'alto: dalla foresta in collina, in prossimità del trampolino per il salto con gli sci; oppure visto al tramonto, quando siamo saliti, penso in spregio alla legge, sopra il tetto innevato dell'Opera House di Oslo, dove il Maths stava per lasciarci una gamba.
Da cartolina il Vigeland Park, dove le tondeggianti forme delle statue degli uomini e delle donne nude si confondono nell'armonia della soffice neve che ad Oslo tutto avvolge.
La notte ci apparteneva ad Oslo.
La vita da ostello ti vieta di dormire, ci son troppe persone e troppe culture da conoscere. Come le nostre amiche greche Vassondi e Marw, che ci hanno insegnato un po' della loro cultura, qualche parola, qualche autore.
Il nostro amico russo Stefan ci ha raccontato un'adolescenza fatta di povertà, senza un tetto, senza il pane, con il comunismo...e un'età matura fatta di mille lavori in giro per l'Europa e una sensibilità commovente.
Il primo approccio con loro è avvenuto in stanza, mentre fumavano Joints...dopo un'ora, voltandomi ho notato che sotto le coperte c'era anche un ragazzo marocchino con un grosso Corano sotto il braccio. Il poveretto si è alzato infuriato chiedendoci di uscire...gli inconvenienti della vita da ostello!
Grazie a questi amici e agli italiani Gianluca e Francesco, sabato sera ci siamo dati al ballo scatenato.Sembra strano, ma mi sono divertito! Forse il merito è da attribuirsi al russo, che a cena continuava a versarmi vodka e redbull, forse a Francesco, che non può negarsi, è un diavolo di ballerino instancabile.
The Maths, ma un po' tutti a dire il vero, quella sera cadde in amore, fell in love, con una bellissima ragazza norvegese...
A parte quella sera, tante volte siamo caduti in amore. Come si sa le ragazze norvegesi sono favolose, anche se assolutamente fredde e, di conseguenza, sotto altri profili poco interessanti.
Convenimmo che il secondo punto, nel caso di specie, non ci interessava.
Cadde dalle scale invece, e perse i sensi per diversi minuti, un polacco ubriaco fradicio. Ripresosi, i suoi connazionali si abbracciarono e andarono in giro per l'ostello cantando "Polska, Polska!", con assoluta fierezza.
Più tardi delle tre di notte, sabato sera, ci ritrovammo tutti a cantare e ballare "take me home, country roads" assieme ad un cantante di strada.
Il Mazzuolatore vide rifiutata la sua proposta di prendere lui il microfono, ma con il suo solito fare, non se la prese.
Una delle cose più divertenti è stata sentire chiamare Sandrino <
E' stato un viaggio molto diverso da quelli scorsi, più veloce, più intenso, più assurdo per certi versi. Così come assurdo è stato il volo di ritorno.
Io e The Maths ci siamo ritrovati in mezzo ad un gruppo di ragazze norvegesi impazzite che continuavano a ridere e ad urlare, con le quali abbiamo intavolato una delle discussioni più assurde di sempre. Con un improbabile Mazzuolatore nella parte del killer uscito di prigione dopo aver scontato diversi anni di reclusione.
Urla e applausi crescevano esponenzialmente con l'approssimarsi dell'atterraggio.
Poi l'atterraggio e l'applauso finale, quello che davvero aveva un senso.
Dørene lukkes, "le porte si chiudono" ripeteva la voce computerizzata sulla metropolitana di Oslo ad ogni fermata.
Dørene lukkes, le porte di una fase della mia vita si sono chiuse, ricorderò questo viaggio come "il viaggio di passaggio" tra una fase stupenda, ed un'altra ancora da venire e scoprire, sicuramente da vivere!
Sincerely yours,
Saggioman
mercoledì 18 novembre 2009
Endeavour - Ultimo post da Sydney
Tutto era nato cosi`: era la sera del 23 agosto, in quei giorni ero afflitto dal dubbio di partire o meno per l`Australia. Quella sera fui catturato da un brevissimo sonno mentre ero seduto in cucina con Deianira, e in quel lampo di incoscienza mi venne in mente la parola ``Endeavour``. Non avevo idea di cosa si trattasse, cosi` andai a leggerlo su internet sollecitato da lei. Si tratta della nave con la quale Captain Cook arrivo` in Australia, che grande coincindenza!
Naturalmente non lo avevo mai letto da nessuna parte, e rimasi assolutamente esterrefatto. Era una segno del destino, e queste son cose che per me contano tantissimo.
Cosi` la mattina seguente presi coraggio e decisi di comprare il biglietto per Sydney, mancavano 25 giorni e fino ad una settimana prima non avevo neppure il dubbio di partire a settembre.
Volevo tornare in Australia, ma pensavo di farlo piu` tardi, magari verso gennaio...ma quel sogno brevissimo mi ha spinto a correre incontro al mio destino.
Cosi` parti` con questo grande dubbio: perche` Endeavour? perche` sto decidendo di partire proprio ora solo per via di un sogno?
Ora lo so benissimo che cosa rappresentera` quel nome nel mio futuro, e sono felicissimo di aver seguito il mio istinto.
Questi mesi sono stati favolosi, ricchi di grandissime esperienze che mi hanno permesso di crescere ulteriormente.
Sono partito dicendo che e` meglio innamorarsi della vita all`inizio dell`Avventura, e torno convinto che quando tra qualche anno mi guardero` indietro saro` fiero delle mie scelte perche` sono pazzamente innamorato della mia di vita!
Per ora vi lascio con un velo di mistero, ma sappiate che quando mi sentirete parlare in futuro di una cosa chiamata Endeavour, dietro a quel nome esiste questa storia, la storia di un viaggio bellissimo durato due mesi, nato dalla certezza che seguire una ``coincidenza`` puo` rendere fantastica la propria vita.
ci si sente in Italia,
Sincerely yours, Saggioman
domenica 8 novembre 2009
Nuova Zelanda
Lo so, il blog e` dedicato all`Australia...ma come fare a trascurare i magnifici giorni trascorsi in Nuova Zelanda? Qui e` impossibile descriverli, pero` posso riportare qualche sensazione. Ho viaggiato sa solo. Ho noleggiato una macchina e ho girato l`isola del sud. Circa 2000 km in in 8 giorni. Ho visto posti magnifici e conosciuto gente straordinaria...proprio quello che cercavo. Viaggiare da soli permette di riflettere molto, si ha tantissimo tempo per guardarsi dentro e conoscersi profondamente mettendosi alla prova senza nessuno che possa fare da scudo.
Fino ad ora avevo viaggiato con Deianira o con amici, e da solo e` tutta un`altra cosa. Non puoi mai scappare da te stesso. Ti ritrovi a dare sfogo alla tua personalita` sempre e comunque. Quando hai voglia di fare amicizia ti butti in situazioni improponibili: come quella volta in cui a Westport sono entrato in un pub per cercare di conoscere della gente del posto ...e dopo dieci minuti mi ritrovavo seduto con una lesbica col cane, un ragazzo direi almeno alticcio che continuava a dire motherfucker, e alcune persone piu` o meno normali a mangiare e bere, per poi dare un passaggio a due di loro (uno dei quali portava alla fidanzata un pelouches con un cuore in mano) fino ad una localita` a 2 ore di macchina da la`.
Poi ci sono le lunghissime ore di macchina da solo, e sei li` che pensi ai motivi che ti hanno spinto a viaggiare...volevi evitare le quattro mura e l`orario 9-17...e ora sei da solo in mezzo a vallate incantevoli e laghi turchesi...ma fai fatica a renderti conto della fortuna, soprattutto i primissimi giorni.
Ci sono le amicizie in ostello, con gente che ha deciso di viaggiare solo in autostop e ha storie magnifiche da raccontare; ragazzi che hanno preso anni sabbatici; gente che ha lasciato la carriera del settore immobiliare per trovare se stessa; hippies; persone allegrissime; persone timidissime; gente che sa cosa cerca e gente che semplicemente gira comprando pacchetti turistici senza fantasia...
Un giorno ho preferito non essere pigro e non comprare il pacchetto turistico che mi avrebbe permesso di salire su un ghiacciaio con gente senza fantasia, per andare invece a fare un percorso alternativo gratis con Thiago, un ragazzo brasiliano che con me condivide moltissime idee. Abbiamo trascorso delle ore stupende. Se avessi comprato il pacchetto avrei camminato sul ghiacciaio, in fila con altre 15 persone...come a scuola, come al lavoro, come dappertutto seguendo una guida che ci avrebbe riempito di nozioni...ma io e Thiago eravamo d`accordo: dal Viaggio non puoi portare a casa nozioni, ma emozioni. E quella mattina fu molto emozionante davvero.
Poi ci sono le cose che in Italia non mi sarei mai sognato di fare, perche` da solo. E cosi` da solo ho seguito una messa in una chiesa anglicana, e alla fine sono uscito con tutti i fedeli e ho stretto la mano al prete che stava sulla porta della chiesa per salutare tutti, uno ad uno.
Sono andato da solo in un bagno termale in mezzo alla foresta pluviale, la pace dei sensi.
Sono andato da solo a mangiare il pesce in un ristorante. Uno di quei piatti che si devono per forza condividere...me lo sono mangiato tutto io, con la gente che passava davanti e mi guardava strano!!!
E poi sono andato al cinema da solo, a vedere l`ultimo film di Michael Moore, Capitalism, a love story.
In definitiva devo dire che questo viaggio mi ha insegnato ancora di piu` a stare da solo, e devo ammettere che trovare l`equilibrio non e` stato poi cosi` difficile, basta letteralmente fregarsene del giudizio degli altri e seguire il proprio istinto o il proprio cuore...cerchero` di riportare il piu` possibile questo approccio anche quando saro` a casa.
Nell`attesa mi godo gli ultimi 10 giorni di Australia.
Sincerely yours, Saggioman
martedì 27 ottobre 2009
Flashback
Questi giorni sono giorni speciali...Mi rendo conto di essere al settimo cielo. Ogni giorno sto in spiaggia, cammino, corro, faccio snorkeling in mezzo a pesci coloratissimi, nuoto in piscine di acqua di mare. Conosco sempre gente nuova con storie fantastiche e imparo tanto. Lavoro con gli orari italiani, e quindi nel tardo pomeriggio australiano. Tra tre giorni parto per la Nuova Zelanda e faro` il mio primo viaggio in solitaria. Insomma...ho realizzato un altro sogno e sono veramente in pace con l`universo.
Tuttavia non mi piace guardare al risultato ottenuto senza imparare niente. Da dove arriva questo momento magico? Dove ha le sue radici?
Nella fase piu` negativa dell`ultimo anno.
Nei mesi di marzo e aprile le cose non andavano cosi` bene. Il lavoro andava decisamente male e stavo cominciando a credere che i miei sogni fossero solo utopie. Le giornate passavano noiose e mi rendevo conto che iniziavo ad ingrigirmi.
Forse mi ero montato la testa e stavo davvero buttando la mia laurea nella spazzatura come alcuni mi portavano a pensare.
Inziavo a dubitare delle mie scelte e probabilmente mi ero creato un ideale di vita che esiste solo nel mondo dei sogni.
Chi sa come mai in queste fasi mi vengono sempre in mente gli insegmanenti ricevuti da bambino?
Il mio allenatore preferito, mister Rustignoli, in una mattina del `96 mi fece un discorso tanto semplice quanto vero. I momenti negativi finiscono sempre. Bisogna avere la forza di finire la scalata della montagna, perche` dopo la vetta inizia sempre una discesa. Ma la scalata va affrontata, e pure nel migliore dei modi, per avere ancora forze per scendere e scendere bene.
Dovevo fare qualcosa per resistere alla scalata.
Mi convinsi che quel momento fosse la fase piu` importante del mio sogno. Proprio la piu` importante, quella che mi avrebbe dato voglia di riprendermi una vita come piaceva a me piu` gli interessi. Contestualmente fui introdotto allo Sahaja Yoga dal mio amico Ivano, e devo ammettere che questo e` stato fondamentale per saper prendere con distacco tutta la fase negativa, per poterne individuare i lati addirittura positivi, e per uscirne e cominciare la famosa discesa dopo la cima della montagna.
Da maggio e` iniziata la discesa: qualche giorno in Riviera, poi Londra, Portogallo, Spagna, Roma, Australia, Nuova Zelanda e...ancora, perche` quel periodo negativo lo porto sempre dentro di me per non farmi sentire mai sazio!
Naturalmente iniziata la discesa e` stato necessario avere il coraggio. Non si tratta del coraggio alla Braveheart, ma del coraggio delle piccole azioni quotidiane. Quelle che ti portano a iscriverti a un corso di ballo anche se sei da solo, quelle che ti fanno decidere di iniziare un corso di chitarra che hai sempre voluto fare, quelle che ti fanno fare amicizia nonostante la tua timidezza, quelle che in generale fanno esprimere la propria personalita` senza paura del giudizio degli altri.
Nel mio caso la personalita` si esprime attraverso la voglia di scoprire il mondo, e il coraggio sta nel farlo appena ne ho la disponibilita` economica senza trovare alcuna scusa.
Spesso le scuse e le paure si affacciano: i soldi, la famiglia, i pericoli...ma poi penso a quei mesi negativi e a quelle sere in cui, prima di andare a letto, mi affacciavo sul balcone di camera mia, guardavo gli aerei volare e fantasticavo sui motivi di quei voli e sulle destinazioni dei passeggeri, sperando a breve...di essere uno di loro.
Sincerely yours, Saggioman
Tuttavia non mi piace guardare al risultato ottenuto senza imparare niente. Da dove arriva questo momento magico? Dove ha le sue radici?
Nella fase piu` negativa dell`ultimo anno.
Nei mesi di marzo e aprile le cose non andavano cosi` bene. Il lavoro andava decisamente male e stavo cominciando a credere che i miei sogni fossero solo utopie. Le giornate passavano noiose e mi rendevo conto che iniziavo ad ingrigirmi.
Forse mi ero montato la testa e stavo davvero buttando la mia laurea nella spazzatura come alcuni mi portavano a pensare.
Inziavo a dubitare delle mie scelte e probabilmente mi ero creato un ideale di vita che esiste solo nel mondo dei sogni.
Chi sa come mai in queste fasi mi vengono sempre in mente gli insegmanenti ricevuti da bambino?
Il mio allenatore preferito, mister Rustignoli, in una mattina del `96 mi fece un discorso tanto semplice quanto vero. I momenti negativi finiscono sempre. Bisogna avere la forza di finire la scalata della montagna, perche` dopo la vetta inizia sempre una discesa. Ma la scalata va affrontata, e pure nel migliore dei modi, per avere ancora forze per scendere e scendere bene.
Dovevo fare qualcosa per resistere alla scalata.
Mi convinsi che quel momento fosse la fase piu` importante del mio sogno. Proprio la piu` importante, quella che mi avrebbe dato voglia di riprendermi una vita come piaceva a me piu` gli interessi. Contestualmente fui introdotto allo Sahaja Yoga dal mio amico Ivano, e devo ammettere che questo e` stato fondamentale per saper prendere con distacco tutta la fase negativa, per poterne individuare i lati addirittura positivi, e per uscirne e cominciare la famosa discesa dopo la cima della montagna.
Da maggio e` iniziata la discesa: qualche giorno in Riviera, poi Londra, Portogallo, Spagna, Roma, Australia, Nuova Zelanda e...ancora, perche` quel periodo negativo lo porto sempre dentro di me per non farmi sentire mai sazio!
Naturalmente iniziata la discesa e` stato necessario avere il coraggio. Non si tratta del coraggio alla Braveheart, ma del coraggio delle piccole azioni quotidiane. Quelle che ti portano a iscriverti a un corso di ballo anche se sei da solo, quelle che ti fanno decidere di iniziare un corso di chitarra che hai sempre voluto fare, quelle che ti fanno fare amicizia nonostante la tua timidezza, quelle che in generale fanno esprimere la propria personalita` senza paura del giudizio degli altri.
Nel mio caso la personalita` si esprime attraverso la voglia di scoprire il mondo, e il coraggio sta nel farlo appena ne ho la disponibilita` economica senza trovare alcuna scusa.
Spesso le scuse e le paure si affacciano: i soldi, la famiglia, i pericoli...ma poi penso a quei mesi negativi e a quelle sere in cui, prima di andare a letto, mi affacciavo sul balcone di camera mia, guardavo gli aerei volare e fantasticavo sui motivi di quei voli e sulle destinazioni dei passeggeri, sperando a breve...di essere uno di loro.
Sincerely yours, Saggioman
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