domenica 6 marzo 2011

Bennelong's Beach? no...Collins Beach!


Ieri pomeriggio mi trovavo a Collins Beach, una delle spiagge piu' belle di Manly.
Un angolo di paradiso incantato: vegetazione tropicale, acqua cristallina e calda, rocce rosse e di varie sfumature, cascate, ostriche e pinguini (i rari e piccoli pinguini in pericolo di estinzione della zona).

Ho deciso di andarci con Christina, la mia amica tedesca interessata anche lei al mondo degli Aborigeni.

Ci sediamo e inizio il mio racconto:
``questo luogo, piu' di duecento anni fa, era un luogo sacro aborigeno. Luogo di cerimonie, luogo di assoluta importanza spirituale e culturale. La bellezza della spiaggia ci fa capire perche' gli Aborigeni lo avessero scelto.
Questo luogo, nel 1790 fu anche teatro di un attacco aborigeno al governatore britannico dell'epoca, Phillips.
Il governatore infatti, venuto per ristabilire relazioni amichevoli con quello che poteva essere riconosciuto come il primo diplomatico aborigeno della storia, Bennelong, fu colpito da una lancia Aborigina che lo feri' gravemnte.
Si trattava di un attacco unicamente volto al ferimento del governatore (gli storici avrebbero poi sancito nei secoli successivi) in quanto attraverso quella lancia la comunita' di Bennelong intendeva solo punire secondo il diritto aborigeno l'intrusione contraria alle loro regole in una terra sacra: Collins beach appunto.
Ci troviamo in una terra sacra, che ha segnata l'inizio della storia delle questioni legali sulla terra in Australia, e nessuno lo sa``.

In Australia, nessuno sa niente della storia degli aborigeni, dei primi australiani come molti qui li chiamano. Non si conoscono gli eroi dei primi contatti (Bennelong appunto e' certamente uno di loro).
Come afferma il mio amico Uncle Dootch, qui e' stato commesso un genocidio, la cultura aborigena e' stata spazzata, cancellata dalla storia.

E allora ieri, non potevo che ripensare ancora una volta allo scorrere del tempo secondo gli aborigeni (non lineare), quando una fiumana di persone ha invaso quella spiaggia sacra riempiendola di materassini e reti da beach volley. Proprio la' dove Governor Phillip molto probabilmente venne ferito dalla lancia, e la' dove Bennelong stava in piedi fiero di fronte al suo avversaro ferito.
L'acqua ad un certo punto si e' riempita di turisti e dei loro materassini, uno dei quali non era altro che una donna gonfiabile. L'apoteosi si e' realizzata quando con un piccolo motoscafo un big jim australiano ha fatto il suo ingresso: cappellino, capelli lunghi biondi e fisico da surfista. L'ancora a riva, e tutti da lui per comprare gelati e cappuccini: l'ultima evoluzione dei vu cumpra' delle spiagge italiane.
L'ancora affonda nel fondale marino, proprio dove 221 anni fa, l'ancora dell'imbarcazione del governatore Phillip affondava a sua volta.
A scendere all'epoca era un governatore, a cui andarono incontro aborigeni armati senza sapere che piu' di due secoli dopo, un pronipote di Phillip avrebbe potuto vendere gelati e cappuccini ad uono stuolo di turisti ignavi su quella che era terra di cerimonie e spiriti.

Questa una volta era la spiaggia di Bennelong.

Sincerely yours,

Saggioman

mercoledì 2 marzo 2011

Father and Son...all'Ambasciata Aborigena



Il tempo per gli Aborigeni non e' lineare, ci penso da giorni.

Ricordo quanto mi pesasse da ragazzino, fino a qualche anno fa a dire il vero, andare a lavorare con mio padre in cantiere. Pensavo fosse una cosa terribilmente faticosa e noiosa.
In questi mesi in cui ho avuto l'opportunita' di visitare l'Aboriginal Tent Embassy, ho capito finalmente quanto importante fosse l'aver condiviso con mio padre tutti quei lunghi momenti.
Moltissime cose accadute al Sandon Point infatti avevano un aggancio con qualche episodio del passato che mio padre mi aveva raccontato.
Su tutti, il rapporto con la natura rappresentato da una solida conoscenza delle piante commestibili, ornamentali, medicali o utilizzabili per estrarne sapone o profumi.
Uncle Dootch me ne ha sempre parlato, e io gli rispondevo che mio padre, durante la sua infanzia in Sicilia, conosceva perfettamente l'importanza e l'utilita' delle piante e dell'ambiente.
Sicilia e Aborigeni a confronto...incredibile no?
Camminare scalzi per chilometri, lavarsi nei corsi d'acqua naturali, vivere in baracche o in stalle; tutte cose fatte anche da mio padre nella sua infanzia.
Nei mesi precedenti le lunghe chiacchierate con Uncle Dootch hanno prestato il fianco a molte riflessioni introspettive, tra cui una e' senza dubbio: il mio interesse e la mia forte propensione alla comprensione della cultura Aborigena probabilmente hanno le loro radici nei racconti di mio padre, molti dei quali ebbero luogo proprio in cantiere.
Molti sono stati i flash-back aventi ad oggetto l'esperienza del lavoro con mio padre, soprattutto quando mesi fa ho aiutato Uncle Dootch e Dan a costruire la sand dome, il museo di sabbia e cemento.
Lavorare scalzo, fare l'intonaco con una betoniera senza motore, usare l'acqua del torrente e la sabbia della spiaggia mi portavano incessantemente con la mente ai racconti dell'infanzia di mio padre.
Cosi' lunedi', verso mezzogiorno, io e mio padre decidiamo di partire alla volta della Tent Embassy.
Arrivati in prossimita' dell'Ambasciata, mi dimostra immediatamente che il mio lungo accostare la sua cultura ai discorsi fatti da Uncle Dootch era fondato.
Ha subito riconosciuto piante e verdure locali, parenti di quelle selvatiche che nascono spontaneamente in Sicilia. Improvvisamente ne ha strappata una e se l'e' mangiata; ``e' commestibile, questa la mangiavo sempre da ragazzino``.
La macchia fatta di boscaglia si dirada, inizia il prato e a pochi metri da noi si apre la fantastica spiaggia di fronte alla quale si trova l'Ambasciata. Le bandiere aborigene sventolano fiere, mentre la loro fierezza contrasta con l'assoluta poverta' e sporcizia delle baracche che compongono l'Ambasciata (tutto infatti e' costituito da materiali riciclati, recuperati da discariche).
Troviamo sette persone attorno a un fuoco. Oggi non ci sono ne' Uncle Dootch ne' Patrick. In compenso ci sono i miei amici Mary e Dan.
Gli altri ospiti sono viaggiatori spinti dal desiderio di fare volontariato e il nipote di Uncle Dootch scampato per miracolo al ciclone in Queensland.
La situazione sarebbe tale da mettere qualsiasi genitore a disagio. Ma non mio padre. Non un giudizio, non una critica, non una risatina sulla sporcizia del posto o delle persone. Non una battuta sul look di Dan: capelli lunghissimi, barba con dreadlock, un bastoncino infilato orizzontalmente sotto al naso e abiti da figlio dei fiori.
Per prima cosa, ho deciso di portarlo a visitare il museo fatto di sacchi di sabbia e cemento. Vi abbiamo trascorso molto tempo, perche', come immaginavo mentre nei mesi scorsi vi lavoravo, le semplici e antiquate tecniche di realizzazione lo hanno assolutamente incuriosito.
Dopodiche' siamo tornati attorno al fuoco e abbiamo bevuto un ''buon'' caffe' scaldato sul fuoco offertoci dalla gentilissima Mary.
Un po' goffamente mio padre incomincia a parlare con Dan, Mary e Thomas (il nipote di Uncle Dootch), e ovviamente il mio intervento da interprete si e' reso necessario. Ho avuto la conferma del fatto che mio padre e' davvero una persona curiosissima, senza grossi pregiudizi ed aperta al prossimo. Ha capito l'essenza dell'esperienza, ha trasmesso rispetto ai ragazzi presenti alla Embassy, ha colto quello che doveva cogliere. Ha saputo creare un'affinita' spirituale con quelle persone senza condividerne la lingua che era assolutamente commovente.
Sicuramente l'accostamento piu' bello e' stato quello tra gli animali totemici aborigeni e la cultura folkloristica siciliana/italiana. Ha saputo cogliere immediatamente l'importanza del legame simbiotico con la natura e i suoi riflessi nella vita quotidiana e nella filosofia aborigena.
Ho capito che molto di quello che oggi mi rende una persona curiosa e rispettosa delle differenze culturali, proviene da mio padre, una persona non estremamente dotta, ma sicuramente dotata di una grande empatia e sete di sapere.
E' stata una giornata incredibile, di quelle da ricordare, di quelle che hanno fatto da ponte tra il mio passato ed il mio futuro.

Il tempo per gli Aborigeni non e' lineare e gli episodi sono interconnettibili.
Mi piace pensare che nello stesso tempo in cui ci trovavamo assieme nel piccolo museo aborigeno e spiegavo a mio padre come avevo lavorato alla sua realizzazione, scalzo, senza elettricita' e senza acqua corrente, in un altro tempo, qualcosa stava accadendo. Mi piace pensare che contemporaneamente ci trovavamo in cantiere in Italia e mentre io gli passavo i mattoni, lui mi raccontava della sua infanzia, di quando andava a scuola scalzo, o andava a prendere l'acqua al pozzo, del rapporto con la natura e delle tradizioni piu' antiche. In quel momento non capivo che i mattoni che gli passavo, erano i mattoni che avrebbero costruito le fondamenta della mia cultura e della mia personalita'.

Sincerely yours,

Saggioman

lunedì 21 febbraio 2011

il grande walkabout della vita


Gli Aborigeni partono per i loro walkabouts e percorrono le loro song-lines attraversando i luohi sacri per comprendere chi sono e da dove vengono. Cio' in molte comunita' segna il passaggio alla maggiore eta', o, a coloro i quali sono gia' stati iniziati, permette di raggiungere chiarezza interiore.

In questi giorni mi domando spessissimo: che ne e' stato del vecchio me in tutto questo turbine di esperienze ed emozioni?

Sono dentro un mondo a parte, fatto di sole, mare, delfini, canguri...case talmente grandi da ospitare piste di atterraggio per deltaplani, notti in tenda alla Tent Embassy, walkabout con il mio amico aborigeno, bagni nelle cascate, compleanni in infradito e ghirlanda di fiorni in spiaggia, bagni al tramonto, beach volley all'alba.
Ho deciso che tentero' il dottorato a Byron Bay, la citta' hippy d'Australia, dove tutto avra' un altro sapore e le avventure saranno totalmente diverse.
Nel frattempo ho iniziato ad insegnare italiano. Lo studente piu' in gamba e' il ragazzo del martedi' sera, con il quale finisco sempre la lezione con una frase d'amore che lui recita immediatamente al telefeono alla ragazza (di origine italiana).
Tre giorni alla settimana seguo un corso di business che durera' fino alla probabile data di inizio del dottorato. Mi sento come alle superiori, a volte le lezioni si fanno incredibilmente noiose, ma poi, tanto attesa, e' la pausa pranzo in spiaggia con tanto di bagno in mare a salvarci.
A volte pero' le conversazioni si fanno interessantissime. Infatti la multietnicita' della classe permette di confrontarci sui temi piu' disparati.
Studio moltissimi libri di cultura aborigena e di storia australiana. Continuo a frequentare la Tent Embassy e sto aiutando un'associazione aborigena nella progettazione e sviluppo di attivita' turistico-culturali.

In tutto questo, ormai dieci giorni fa, i miei genitori e due amici ci hanno raggiunto.
L'immagine emblematica di questi loro primi giorni qui e' quella di mia madre mentre cammina al tramonto a Shelly Beach con una birra in mano e cappellino in testa verso me, mia sorella e i nostri amici. Un barbeque al tramonto come moltissimi altri in questa lunga estate australiana, ma quell'immagine per un attimo mi ha fatto brillare qualcosa, un'emozione che ormai avevo dimenticato.
Otto mesi lontano dai miei genitori. Ho visitato l'Asia e ho vissuto in casa da solo in Australia. Mi domandavo da un po' in cosa fossi cambiato. Ma questa creatura che cresce e che cambia con te e in te, e' difficile da interpretare senza l'opinione di chi non ti vede da parecchio.
L'arrivo dei miei, e la loro reazioni ai miei comportamenti mi hanno chiarito le idee.
Ho perso molte inibizioni che avevo prima, sono piu' libero mentalmente, scherzo e rido di piu'.
Mia madre dice che sono ``strano``, con preoccupazione, a mio parere perche' il figlio che conosceva era il tranquillo ragazzo posato, fidanzato da anni, prevedibile e misurato negli atteggiamenti.
La verita' e' che ora come ora non saprei piu' come tornare indietro: come vivere in casa con i miei, come avere una fidanzata fissa con la mentalita' che avevo prima, come stare seduto sul divano a guardare la televisione, come prendere la macchina per uscire la sera, come stare fermo in un posto senza differenze culturali, come sentire sempre la gente lamentarsi, aspettare il weekend per fare qualcosa di divertente, non conoscere mai gente nuova...
Tutto il mio vivere quotidiano e' cambiato, e il riflesso in me sta nell'esasperazione dell'indipendenza e nella leggerezza delle decisioni.
Ancora non capisco bene la situazione in cui mi sono cacciato, la lontanza dalla famiglia e dagli amici, i soldi spesi nei viaggi, gli anni che nel frattempo trascorrono...pero' e' il mio walkabout nella grande song-line chiamata vita, e sicuramente un domani potro' dire di avere vissuto in un periodo a cavallo tra sogno e realta' in cui ogni giorno qualsiasi cosa poteva accadere.

Sincerely yours,

Saggioman

lunedì 29 novembre 2010

schiavi moderni


Thirroul, domenica 28 novembre.
Dootch non c'e', e' al compleanno di sua zia a Botany Bay, un'importante area aborigena vicino a Sydney.
Siamo solo io e Patrick, un hippy (si direbbe) di origine giapponese che vive alla Tent Embassy con Dootch.
Stiamo nella baracca, fuori piove, e mentre lui cerca un ritmo con un bongo improvvisato io cerco di guardare un film.
Dopo qualche ora Dootch ancora non e' arrivato, cosi' sotto una lieve pioggia, ci avviamo verso il centro di Thirroul col suo pick-up per bere un caffe'.
Sulla strada passiamo davanti al sito sacro sul quale la Stockland (una ditta di costruzioni) sta edificando palazzine residenziali di lusso.
Da qui nasce il pretesto per una discussione che durera' ore.
``Patrick, come siamo arrivati a questo punto? Come e' possibile che ormai tutto e' valutato sotto profili economici, e che non si riesca a tutelare questo luogo sacro?``
``E' tutta colpa di Macchiavelli mio caro``, replica il mio amico.
``Il fine giustifica i mezzi, e la politica e' ormai corrotta fino al midollo. E' tutta colpa di quell` Italian guy, un genio sicuramente, ma allo stesso tempo l'artefice dei valori su cui si basa la politica attuale.
I politici promettono cose impossibili, l'importante e' illudere e farsi votare, ottenere e mantere il potere.
Hanno fatto credere a tutti che la ricchezza fosse a portata di mano, ma oggi e' evidente che dall'illusione siamo passati alla delusione``.
Arriviamo in centro, posteggiamo e ci dirigiamo verso una caffetteria.
Ci sediamo all'esterno del bar, dove patrick puo' rollarsi e fumarsi tranquillamente le sue sigarette.
Quest'uomo di ormai quarant'anni, vestito con abiti giapponesi, che vive in una baracca dove non c'e' acqua corrente, sembra lontano anni luce da quella che fino ad ora e' stata la mia vita.
Eppure emergono aspetti di un passato, che lo avvicinano molto a me.
Patrick infatti ha lavorato quindici anni in finanza, in diverse banche a Londra e New York, salvo poi accorgersi di essere solo una pedina dello scacchiere del consumismo e riconoscere l'inutilita' delle sue giornate, tutte identiche, spese a maneggiare ``pezzi di carta colorati a cui la societa' ha deciso di dare un valore immenso, superiore a quello della sacralita' delle persone``.
``Potevo continuare con quella vita, fare soldi, per poi morire senza aver davvero vissuto. Tutto questo per accomulare denaro, pezzi di carta, al prezzo di dimenticare chi davvero ero, i miei sogni, la mia natura``.
``Ma come siamo arrivati fino a questo punto?``. Domando io, rendendomi conto che accanto a noi la gente, come se fossimo alieni, non ci toglieva gli occhi di dosso.
``Questa societa' ha deciso che tutto ha un valore economico, e tutto (e qui torniamo a Macchiavelli) puo' essere subordinato al fine: accomulare ricchezza.
Se questa societa' ha commercializzato Dio...non possiamo stupirci del fatto che le singole vite umane vengano messe in secondo piano da parte dei potenti.
Pensa alle popolazioni piu' povere del mondo: perche' non vengono aiutate in maniera efficacie e definitiva?
Pensa ai lavoratori delle Nazioni piu' ricche, non sono nient'altro che schiavi moderni costretti a lavorare quaranta ore a settimana per rincorrere la speranza di diventare ricchi, o per paura di perdere cio' che gia' hanno. Dimenticandosi chi sono e il vero significato della vita, affanndandosi a pagare mutui e prestiti, contenti per le due ore d'aria quotidiane, e il sabato e la domenica di riposo.
Il riposo del consumatore, costretti a comprarsi barlumi di felicita' spendendo gran parte dei soldi che guadagnano in schiavitu'. Non c'e' piu' spazio per la fantasia, per la creativita'.
La paura di perdere qualcosa che gia' abbiamo...
Tutto ha un prezzo, le nostre paure hanno un prezzo, e allora ecco le nostre vite piene di paure.
La paura di morire viene monetizzata attraverso le assicurazioni, attraverso la medicina, attraverso i farmaci.
La paura di perdere un lavoro viene monetizzata attraverso l'accettazione delle condizioni di lavoro attuali.
La paura della solitudine, attraverso la televisione, attraverso costose uscite inutili con persone che nemmeno ci piacciono, al fine di assomigliare ai personaggi che vediamo in televisione.
E mille altre paure, che trovano motore propulsivo proprio in quella religione, elemento portante dei valori che permettono a questa societa' di mantenersi intatta e di rendere piu' ricchi i governanti, e piu' alienati i governati.
La gente attorno ci guarda con maggiore sospetto, Patrick, accortosi della situazione, si altera visibilmente e sbatte la tazza di caffe' americano sul tavolo. Ce ne andiamo.
Tutto questo mi ha ricordato quando a Phnom Pen parlai con un giovane avvocato della situazione politica cambogiana: tono della voce molto basso, occhiate sospettose da parte dei proprietari del bar, e, da parte del mio interlocutore occhiate preoccupate attorno, che poi lo spinsero ad abbandonare il locale per andare in un posto sicuro.
Cio' mi ha fatto riflettere sul concetto di ``accomodation`` di un individuo rispetto alla societa': parlare fuori dalle righe, dire cose diverse, trattare di argomenti scottanti, ovunque ci si trovi, in Italia, in Cambogia o in Australia e' sempre un'operazione rischiosa e sgradita, per quanto le nostre televisioni ci facciano credere quotidianamente di vivere in un mondo democratico e moderno.
Abbiamo sconfitto tanti tabu', ma ancora non quello di dire liberamente quello che crediamo, forse perche', come dice il mio amico Patrick, siamo veramente schiavi moderni.

domenica 7 novembre 2010

only the ocean


Sei concentrato,
tre passi dietro la linea di battuta, guardi lo schieramento avversario per decidere dove servire...quando senti tutta la spiaggia rumoreggiare: hooooo!!!
Centinaia di persone rivolte verso l'oceano. A poche decine di metri da te due balene giocano, emergono dal pelo dell'acqua e incantano tutti i presenti.
hooooo!
Ti fermi, estasiato, e cammini lentamente verso la riva.
Maestose, magiche, le balene giocano e ti fanno capire ancora una volta quanto sei fortunato a vivere in un posto fantastico!
Le ammiri con occhi di bambino. Ogni tanto una pinna bianca taglia l'acqua, ogni tanto uno spruzzo, ogni tanto vedi addirittura tutto il dorso di questo incredibile mammifero!

Only the ocean.

Sei sul treno diretto a Wollongong,
attraversi la foresta pluviale, una macchia verde incontaminata a perdita d'occhio.
Il convoglio sfreccia, e dagli alberi prendono il volo stupendi pappagalli dai mille colori.
Quando finalmente la foreste cede il passo alla scogliera, sotto di te niente, se non l'immenso oceano. Sei sul treno, eppure ti sembra di volare.
Un brivido, soffri un po' di vertigini, ma lo spettacolo e' talmente bello che non ti preoccupi piu' di tanto, perche' sai che stai vivendo in un sogno.
Arrivi a Thirroul e cammini in riva al mare, non ti sembra vero che questa spiaggia possa esistere, che questo verde sia davvero li' dietro all'oceano e tu lo stia attraversando.
L'acqua salmastra si alza, il sole soffia una luce fioca, e sei proprio dentro una cartolina.

Only the ocean.

Sei a Freshwater,
cammini verso gli scogli con un tuo amico. Davanti a te una ragazza seduta nella posizione del loto, medita, e dietro di lei l'oceano.
Ci spostiamo, siamo a pochi metri dalle onde che con grande forza si stagliano sulla rossa scogliera.
Ogni tanto qualche spruzzo d'acqua ti raggiunge, e il vento fresco del tramonto fa il resto.
All'improvviso si avvicina un ragazzo, punta il dito verso l'orizzonte e indica le balene che ancora una volta ci regalano uno spettacolo unico.
Qualche granchietto zampettia attorno, e iniziate a chiacchierare.
Storie di autostop per l'Europa, storie di fortune fatte dall'altra parte del mondo.
Si entra presto in confidenza. Siete sereni, seduti sugli scogli, a fumare una sigaretta e a godere la brezza marina.
Poi raggiungete la cima della scogliera, il ragazzo offre un contatto di lavoro al tuo amico, e un giro in Rolls-Royce a te.
Credeteci o meno, e' quello che succede quando l'oceano e' li', con te.

Only the ocean.

Sincerely yours,

Saggioman

domenica 31 ottobre 2010

la jacaranda e' in fiore


Sto per prendere il treno per Thirroul (Sandon Point), da una parte l'Opera House, dall'Altra l'Harbour Bridge, ma i miei occhi sono attirati magneticamente dalla jacaranda in fiore che colora di viola i viali della citta'.
Il protocollo prevede che ogni volta che si vada a trovare una comunita' aborigena si porti loro da mangiare. Questa volta ho preparato degli arancini siciliani, circa due kili, e il mio zaino e' pienissimo.
Mi presento alla Tent Embassy consapevole che ci sara' del lavoro da fare, lavoro manuale.
Uno dei progetti e' la costruzione di un piccolo museo, e oggi il mio compito e' quello di rivestire le pareti di quella struttura con un impasto colorato di diverse sfumature di giallo e rosso.
Io e Dootch ci mettiamo al lavoro. Lui non sembra in vena di scherzi, probabilmente ha troppi pensieri legati alle prossime battaglie legali (giovedi' ci sara' una nuova sentenza legata all'edificazione di altre terre aborigene).
Poche parole dunque, e cerco in tutti modi di dimostrare il mio rispetto assecondandolo nella sua voglia di riflessione, e cercando di fissare questo particolare intonaco biodegradabile con le sole mani, nel miglior modo possibile.
Dopo circa un'ora, Patrick, uno degli hippies che stanno al Sandon Point, entra nell'hut e riferisce a Dootch che e' venuta a trovarlo una ragazza e che, con il suo benestare, vorrebbe parlargli.
Cosi', dopo qualche minuto, Christina arriva e inizia una fantastica conversazione. Le sue domande sono intelligenti e permettono a Dootch di approfondire argomenti che avevamo trattato solo in superficie.
Rimango estasiato dalla personalita' di questa ragazza tedesca. E' venuta da sola in bicicletta con lo scopo di conoscere Dootch, e vi assicuro che non e' per niente facile guadagnarsi la parola degli Aborigeni.
Subito dopo la conversazione, quando Dootch cala di nuovo nel suo silenzio profondo, Christina non si perde d'animo e chiede, con mia grandissima sorpresa, se puo' mettersi i guanti e darci una mano.
Cosi', pochi secondi dopo ci troviamo assieme ad impastare la sabbia e ad intonacare.
Dootch ci lascia soli, e inizia una bellissima discussione sulle nostre vite, sui sogni, su cosa ci ha portato cosi' lontano dall'Europa. Scopriamo che tutti e due eravamo stati colti dal mal d'Australia, e anche lei, come me, non faceva altro che sognare ad occhi aperti di tornare qua, nel continente dalla terra rosso fuoco.
E poi, la stessa passione per il mondo aborigeno, le stesse idee sull'impegno da profondere per la loro causa. Mi si illuminano gli occhi, le si illuminano gli occhi...
Poi rientra Dootch, e devo cercare di non cadere nell'errore di dimenticarmi dello scopo per cui ero andato li', aiutare questa comunita' con il cuore.
Rifletto sulla situazione: sono a piedi nudi, sporco di tinture rosse e gialle, ad intonacare un hut con una ragazza fantastica...non avrei mai creduto che il destino mi avrebbe regalato questa stranissima esperienza.
Ci prendiamo una pausa, usciamo e di fronte a noi si staglia una spiaggia immensa. I cani di Dootch ci raggiungono, giocano un po' con noi, e poi corrono al torrente.
E' tempo per gli arancini e un the'.
Torniamo al nostro lavoro. Di tanto in tanto le nostre mani si sfiorano nel prendere l'impasto per l'intonaco, e poi qualche sorriso.
Verso le cinque, quasi interamente rossi e gialli, il nostro lavoro e' terminato.
Non esiste acqua corrente alla Tent Embassy, cosi' io e Christina ci buttiamo al torrente e insieme facciamo ``il bagno`` in un clima surreale.
Saluto e ringrazio Dootch e gli altri amici.
Prendo la via che mi portera' alla stazione del treno e attraverso il bush con questa meravigliosa persona appena conosciuta.
L'aria e' ricca di salsedine, e il sole basso crea un'atomosfera magica.
Con questa cornice ci salutiamo in un abbraccio dandoci appuntamento dopo qualche giorno.
Riprendo la mia strada, percorro un ponte, il fiume sottostante e' l'ultima fortissima emozione della giornata.
Torno in citta' con mille pensieri, Dootch non ha parlato molto oggi, e la mia missione sembra essere piu' difficile del previsto.
Pero' questo e' il mio mondo, anche oggi ho vissuto una giornata memorabile e la jacaranda e' in fiore.


Sincerely yours,

Saggioman

martedì 19 ottobre 2010

Sandon Point


La bandiera Aborigena sventola alta.
Io e Ale entriamo al Sandon Point diretti alla Tent Embassy, la capanna/baracca di Dootch, personaggio simbolo della protesta Aborigena di Wollongong (due ore a sud di Sydney).
Sulla strada scorgiamo delle ruspe parcheggiate, pochi giorni fa alcuni ettari di foresta sono stati rasi al suolo per costruire degli appartamenti residenziali proprio sopra un luogo sacro Aborigeno.
Raggiungiamo la spiaggia, la Tent Embassy si trova a 50 metri dal mare, subito dopo una laguna.
Portiamo da mangiare per Dootch e per gli altri ospiti che occasionalmente vanno a trovarlo.
Dootch esce sorridente dalla baracca e ci accoglie festoso.
E' un uomo fenomenale, ha un'energia che poche persone possono eguagliare a questo mondo.
Accendiamo il fuoco e ci sediamo a mangiare tutti assieme, Io, Ale, lui e un uomo del Victoria che da giorni percorre a piedi la costa diretto verso il Queensland.
Dootch mi racconta della sua terra, della sua famiglia, della teoria della creazione.
Mi sento colpevole di appartenere ad una cultura (quella occidentale) che ha discriminato e che continua a discriminare le popolazioni indigene di questo mondo.
Pochi giorni fa il tribunale di Sydney ha rigettato l'istanza promossa da Dootch affinche' la realizzazione dell'area abitativa residenziale venisse bloccata.
``Non hanno riconosciuto il valore giuridico delle nostre testimonianze, non hanno dato valore legale alla nostra conoscenza e alla nostra tradizione`` afferma tenendo in mano il premio di cui e' stato insignito qualche giorno fa come riconoscimento per il suo sforzo politico e culturale.
``La cultura occidentale ha sviluppato nei secoli una conoscenza tecnologica, mentre noi Aborigeni abbiamo imparato a vivere a contatto con la natura, conoscerne i legami piu' profondi e a rispettarla. Noi riconosciamo e rispettiamo la loro cultura. Loro non fanno altrettanto con la nostra e ci umiliano con leggi create ad arte per continuare a discriminarci in maniera subdola``.

``Noi non abbiamo perso la dimensione umana``. Poi, sempre davanti al fuoco, ci racconta di come pochi giorni fa sia riuscito a salvare un uomo che, lasciato dalla moglie, stava per suicidarsi: ``gli ho parlato, l'ho ascoltato, gli ho fatto sentire il calore umano, quello che ormai in molti la` fuori hanno perso. L'ho sopitato qui alla Tent Embassy per qualce giorno, abbiamo vissuto con semplicita'. Basta poco per sentirci bene, e' sufficiente mantenere la nostra umanita'``.
Sono estasiato dalla luce che promana dagli occhi di quest'uomo formidabile.
Mi mostra un suo dipinto rappresentante la teoria della creazione e poi ci dirigiamo verso una costruzione totalmente ecosostenibile progettata dalla NASA e realizzata proprio li' da un suo amico per la modica cifra di 1500$.
Mi prendo qualche minuto per stare da solo, guardo le onde dell'oceano, la foresta, la laguna, i cani, la bandiera aborigena e capisco quello che mi aveva detto qualche ora prima Ale: il mondo Aborigeno e' davvero magico, porta con se' un mistero e allo stesso tempo una semplicita' che sembrano cosi' naturali nell'uomo!
Mi invita a passare alla Tent Embassy qualche week end, sara' un'altra esperienza magnifica.
Tra tre settimane al Sandon Point si terra' una cerimonia con altri clan Aborigeni, io e Ale siamo stati invitati. Si accendera' il fuoco sacro e si dormira' in tenda sulla spiaggia, mentre gli Yorta Yorta si esibiranno in alcuni canti e balli tradizonali.
E' un mondo assolutamente affascinante, totalmente da scoprire e imparare a conoscere, per conoscere una nuova cultura, per conoscere l'uomo, per conoscere me stesso.

``When I had nothing more to lose, I was given everything. When I ceased to be who I am, I found myself``. Coelho, The Zahir

Sincerely yours,

Saggioman